mercoledì, 07 ottobre 2009, ore 08:43
Gridare al golpe: l'ultimo abuso
di chi si crede padrone del Paese
mauro

Leggete con attenzione queste parole. Le diffondono nel primo pomeriggio i presidenti del gruppo del Popolo della Libertà alla Camera e al Senato, come dire la maggioranza politica che governa il Paese. Due i presidenti e due i vicari. Si chiamano Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino. Ricordate questi nomi ché parlano e gridano come oche in Campidoglio nel nostro interesse, a difesa della nostra democrazia. Ecco che cosa dicono e di che cosa, preoccupatissimi, avvertono gli italiani: "Mentre il governo Berlusconi affronta la realizzazione degli impegni assunti con gli elettori, si tenta di delegittimarne l'azione. Siamo certi che questo disegno non troverà spazio nelle istituzioni. Gli attacchi ci portano ad assicurare che in Parlamento, così come nel Paese, il centro destra proseguirà la politica del fare e del governare che nessun disegno eversivo potrà sconfiggere". Disegno eversivo, addirittura. Bisogna drizzare le antenne, essere vigili, accidenti. Accade qualcosa di imprevisto, inimmaginabile e potenzialmente pericoloso e noi che ce ne stiamo qui, sciocchini, a pensare che il Tg1 di Augusto Minzolini sia una sventura per l'informazione e l'opinione pubblica.

La faccenda deve essere terribilmente seria se una maggioranza forte di sovrabbondanti numeri parlamentari, sicura nel consenso popolare e gratificata dall'obbedienza di un establishment gregario perché fragile, decide di lanciare un allarme di questo genere. Disegno eversivo. Viene da immaginare che le forze armate (chi? l'Arma dei carabinieri? l'Esercito? l'Aeronautica o la Marina?) fanno sentire un minaccioso ukase nel Palazzi del governo, sul collo dei ministri il peso della sciabola. O che truppe armate (russe, tedesche?) si preparano a violare i confini nazionali con la complicità di traditori della Patria o formazioni rivoluzionarie stiano guadagnando dai monti le vie che portano a Roma, alla Capitale. Viene in mente, in questo pomeriggio nero, che già al mattino il Brighella che dirige il giornale del capo del governo, ci ha avvertito: c'è un golpe in atto, e noi - maledetti - che non lo avevamo preso su serio, come sempre. Golpe, disegno eversivo. Che diavolo accade, che cosa non abbiamo visto, intuito, compreso? Deve essere proprio vero che l'Italia è in pericolo come mai, se anche il capo del governo, Silvio Berlusconi, l'Egoarca, proprio lui, dice: "Sappiano comunque tutti gli oppositori che il governo porterà a termine la sua missione quinquennale e non c'è nulla che possa farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito". L'uomo che comanda tutto vuole dirci - sia benedetto - che non mollerà, che qualcuno vuole levarselo di torno con mezzucci illeciti e antidemocratici, addirittura con la violenza, ma lui - statista tutto d'un pezzo - non gliela darà vinta. L'affare è serio, non c'è dubbio.
Interviene anche l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani (e non è questo un segno che la democrazia è in pericolo?) per avvertire che "si vuole colpire Silvio Berlusconi". Conviene svegliarsi, mettersi al lavoro e cercare di capire che cosa minaccia l'Italia, la democrazia, il governo legittimamente eletto dal voto popolare. I quattro dell'apocalisse che dirigono in Parlamento il Popolo della Libertà offrono una traccia: "I contenuti di una sentenza che arriva venti anni dai fatti rafforza l'opinione di quanti pensano che si sta tentando con mezzi impropri di contrastare la volontà democratica del popolo italiano". È una sentenza allora la minaccia per la democrazia? Sì, dice l'Egoarca "allibito": "È una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica". Sì, dice il boss della squadra rossonera: "È assurdo ipotizzare che vi siano stati comportamenti men che corretti di Fininvest e Berlusconi". 4596_a3624
Che cosa avrà mai deliberato questa sentenza? Il carcere per l'Egoarca? Il suo esilio dal Paese che governa? L'interdizione dal pubblico ufficio cui lo hanno chiamato gli italiani? Leggere la sentenza, allora, per capire chi sono i golpisti, dove si nasconde la minaccia per la nostra democrazia. Prima sorpresa.
È una sentenza civile e si tira un sospiro di sollievo perché le motivazioni di un giudice monocratico, appellabili e dunque soltanto primo momento di una controversia tra due soggetti privati (Berlusconi, De Benedetti), non può rappresentare un rischio né per la democrazia né per il governo. Che c'entra il disegno eversivo? Come può essere quella decisione - peraltro non definitiva - addirittura un golpe? E che diavolo ci sarà mai scritto in quella motivazione di 146 pagine che lascia "allibito" l'uomo che comanda tutto? Di Berlusconi si parla in quattro pagine, 119/122. Quel che si legge, lo si può riassumere in pochi punti.
1. Berlusconi fino al 29 gennaio 1994 è stato presidente del consiglio di amministrazione della Fininvest. Indiscutibile, come è indiscutibile che a quella data non era né capo partito né parlamentare né capo del governo. Era soltanto un imprenditore che cura i suoi affari. Come li cura, lo si legge al punto due.
2. Un suo avvocato - suo, di Berlusconi - corrompe il giudice per manipolare una sentenza che consente alla Fininvest di acquisire la Mondadori. L'incarico all'avvocato corruttore lo assegna Berlusconi?
3. Berlusconi, per certi inghippi legislativi che qui è inutile ricordare, deve rispondere non di corruzione in atti giudiziari, ma di corruzione semplice. I giudici decidono di concedergli le attenuanti (è diventato presidente del Consiglio e sembra tenere la retta via: merita riguardo) e, fatti due conti, concludono di "non doversi procedere" contro Berlusconi: "Il reato è estinto per intervenuta prescrizione".
4. Berlusconi non ci sta. Vuole il "proscioglimento nel merito". Chiede che si dica: è innocente. La Cassazione gli dà torto: no, se guardiamo le prove che abbiamo sotto gli occhi, non c'è alcuna evidenza della tua innocenza. Ora, Berlusconi potrebbe rinunciare alla prescrizione. Non lo fa. Si accontenta di essere il "privato corruttore" che, con la complicità dell'avvocato, ha comprato la sentenza.
5. Ragiona ora il giudice civile. È dimostrato che i soldi della corruzione provengono da conti della Fininvest, dove è apicale la posizione di Berlusconi. È "normale" e "ordinario" credere che un bonifico di quella entità (3 miliardi), utilizzato per la corruzione, possa essere inoltrato solo se chi presiede alla compagine sociale l'autorizzi. Questa prova si chiama presuntiva e il giudice scrive: "La prova per presunzioni nel processo civile ha la stessa dignità della prova diretta" e giù - nelle motivazioni - sentenze delle Sezioni unite della Cassazione. Conclude il giudice: "Silvio Berlusconi è corresponsabile della vicenda corruttiva". Ha ragione o torto, lo si vedrà con il tempo.
Questi i fatti e le parole che coinvolgono Berlusconi, uomo di affari che cede all'imbroglio per averla vinta, nella sentenza che condanna la Fininvest a un risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti. Ora non si comprende come l'accertamento di ragioni giuridiche tra due privati e la decisione di un giudice possano compromettere la nostra democrazia e far gridare al golpe. Soprattutto perché sono soltanto privatissimi fatti loro - di Berlusconi e De Benedetti - e non nostri.
Non c'è alcun interesse pubblico in questa storia. Di pubblico ci deve essere soltanto la preoccupazione di chi vede trasformare gli affari dell'Egoarca, condotti negli anni precedenti all'avventura politica con metodi malfamati - in questione politica. Di pubblico ci deve essere soltanto l'allarmata conferma che Berlusconi trasfigura in affare nazionale i suoi affari privati con un'ostinazione che, da un lato, gli impedisce di governare con credibilità e, dall'altro, gli consente di sovrapporre la sua sorte personale al destino del Paese. Come se l'Italia fosse Berlusconi e la sua ricchezza, il suo portafoglio fossero la nostra ricchezza e il nostro portafoglio. Questa sciocchezza la possono riferire i quattro corifei dell'Egoarca, che non temono il ridicolo, o scrivere i Brighella dell'informazione di regime, che ha quotidiana confidenza con la menzogna, ma a chiunque è chiaro che il grido contro l'inesistente disegno eversivo è soltanto l'ultimo abuso di potere di un capo di governo che crede di essere il proprietario del Paese. Giuseppe D'Avanzo

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Lodo Alfano, attesa la sentenza.
I possibili scenari


I 15 giudici della Consulta che devono esprimersi sulla legittimità costituzionale della legge sull'immunità delle alte cariche dello stato sono di nuovo in camera di consiglio. Attesa per la sentenza. Suggerisce Francesco Cossiga, che qualora la Consulta dovesse decidere di «rovesciare il tavolo» sancendo l'illegittimità costituzionale del Lodo Alfano, Silvio Berlusconi dovrebbe ripetere quanto fece Amintore Fanfani nel 1987: presentarsi alle Camere, farsi votare contro dalla sua maggioranza e «sfidare» il Capo dello Stato a tentare di formare un nuovo governo «da bocciare», costringendolo così a sciogliere le Camere.
Quella storia il presidente emerito la conosce bene, visto che a quei tempi era lui l'inquilino del Colle. Ed è possibile che più di qualcuno nel Pdl vi presti attenzione, anche se ieri chi usciva da Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, sprizzava ottimismo. «L'umore di Berlusconi? eccellente come al solito» garantiva Niccolò Ghedini, avvocato del premier nonché parlamentare e protagonista dell'arringa mattutina alla Consulta. «È alle stelle, come i sondaggi», gli faceva eco il vicecapogruppo vicario Italo Bocchino. La sintesi è affidata a Sandro Bondi: «Il premier è sereno perché ha fiducia nella stragrande maggioranza dei magistrati».biani
Ma resta il punto fermo, ripetuto ieri dal presidente del Senato Renato Schifani, che «gli italiani vogliono scegliere il loro governo». E quindi, al di là di quale sarà la pronuncia della Corte, la seconda carica dello Stato, come anche il suo omologo alla Camera Gianfranco Fini, non ritiene possano esserci «sbocchi a governi diversi da quella che è stata la volontà elettorale».
È il leit motiv che tutto il centro-destra va ripetendo in queste ore. L'eventuale bocciatura del Lodo per illegittimità costituzionale – ad esempio perché non sarebbe stata sufficiente la mera legge ordinaria trattandosi di una fattispecie assimilabile all'immunità – è comunque l'ipotesi ritenuta più improbabile nella maggioranza. E in ogni caso, qualora si avverasse, non obbligherebbe certamente Berlusconi alle dimissioni. Formalmente la decadenza dello scudo riaprirebbe i procedimenti contro il premier sospesi dal lodo Alfano, ma non potrebbe imporre a Berlusconi di rimettere il proprio mandato. Anche perché, dicevano ieri alcuni degli esponenti di maggior spicco del Pdl, non coinvolgerebbe soltanto il premier: «Sarebbe una sconfessione anche del presidente della Repubblica». E un fedelissimo del Cavaliere, qual è Giorgio Stracquadanio, ha ulteriormente esplicitato: «È stato proprio il Capo dello Stato che ha posto la premessa tra il diritto di difesa e il dovere di governare».
Il ricorso alle urne al momento appare dunque come una extrema ratio, sbandierata più per enfatizzare il presunto «disegno eversivo» dei cosiddetti poteri forti, che per realismo politico. Così come la discesa in piazza a sostegno del premier annunciata forse un po' troppo precipitosamente lunedì. «La manifestazione? Se la faremo sarà a dicembre e per quella data si capiranno nel frattempo molte cose...», osservavano ieri ai piani alti di Palazzo Madama.
Diverso sarebbe se la Corte, pur non cancellando totalmente lo scudo a difesa delle alte cariche, intervenisse con una pronuncia in cui ne dichiari l'illegittimità parziale, attraverso una sentenza additiva, oppure con un verdetto di rigetto accompagnato da un'interpretazione della norma. In questo caso infatti lo scudo resterebbe sì in vigore, ma dovrebbe essere applicato secondo i criteri decisi dalla Corte. In entrambe le ipotesi è presumibile che si torni davanti al Parlamento, per intervenire con una nuova legge finalizzata a sancire formalmente le motivazioni della Consulta. È un percorso che non viene ritenuto pericoloso nella maggioranza.
I processi a carico del premier rimarrebbero comunque sospesi e dunque non inciderebbero sulla funzione di governo del presidente del Consiglio. Certo – faceva notare qualcuno in Transatlantico – molto dipende da quello che ci sarà scritto nella motivazione. Ma non per eventuali ricadute «tecniche» bensì per quelle politiche. Riaprire il dibattito sarebbe comunque fastidioso, per usare un eufemismo, visto che l'attenzione sarebbe nuovamente concentrata sulle vicende giudiziarie del premier. Ecco perché tutti nella maggioranza sperano che alla fine la scelta della Corte sia per la inammissibilità o infondatezza dei ricorsi contro il lodo: in questo caso lo scudo sopravviverebbe e i processi Mills e Mediaset rimarrebbero sospesi.

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martedì, 15 settembre 2009, ore 11:22

Stasera alle 21, spegni Rai1 e accendi la democrazia

 

porta a porta

Arrestato stamane a Roma il noto conduttore televisivo BRUNO VESPA. Le accuse a lui rivolte sono di associazione mafiosa, spaccio di droga, ricettazione di notizie false e stupro nei confronti delle coscienze degli italiani. Il popolare giornalista è stato tradotto nel carcere di Regina Coeli dalla squadra mobile di Roma che si è avvalsa di sofisticati strumenti di indagine ambientale.
Gli inquirenti hanno accertato il ruolo di spicco di Vespa nel clan dei teleimbonitori, una cosca potente che fa capo a don Silviuzzo. Vespa, al momento della sua cattura, ha pronunciato la frase 'state commettendo un errore', ma qualcuno tra la folla gli ha urlato: 'sei tu un errore, anzi, un orrore della natura'.
Il giornalista aveva avviato una società clandestina di compra-vendita di notizie che funzionava in base agli accordi tra la rai e don Silviuzzo. Ogni informazione, tesa allo svelamento della verità, doveva necessariamente essere sottoposta al vaglio della sua censura oppure abilmente modificata. In questo modo, Vespa ha potuto assicurare un'ottima propaganda di regime.
Secondo gli inquirenti, il filtraggio di notizie nella trasmissione Porta a Porta ha cagionato una sostanziale modifica della coscienza critica dell'opinione pubblica che ora appare assai ammansita, non più in grado di discernere il vero dal falso.
I reati commessi da Bruno Vespa sono stati reiterati per anni e da alcune fonti si dipana anche un'altra accusa nei suoi confronti, quella di spaccio di droga. Tale accusa è stata avvalorata dalle indagini dei NAST (Nuclei Anti Sofisticazioni Televisive) che hanno equiparato Porta a Porta ad una droga pesante, in grado di alterare le capacità percettive degli italiani. Secondo indiscrezioni, il generale dei NAST starebbe conducendo analisi a campione su altri conduttori televisivi della rai. Pare che Riotta abbia lasciato il nostro Paese.
L'ATI (Associazione Telespettatori Italiani) ha già realizzato un plastico della cella che verrà portato in processione permanente, in tutte le piazze d'Italia.
Nella cella è previsto un monitor che manderà in onda tutte le puntate de 'Il Fatto' di Enzo Biagi, in loop, per tutta la durata della detenzione.

Ma cosa fuma??

"Troppi farabutti in politica, stampa e tv"...parlava di lui??
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martedì, 01 settembre 2009, ore 08:47

I gommoni? Alla Padania

La Lega ha tolto dalla sua pagina web il video-game 'Respingi il clandestino', curato da uno dei figlioli di Bossi. Il gioco è stato giudicato troppo rozzo dagli esperti del Carroccio, che hanno proposto di sostituirlo con 'Colpito e affondato', un game di più moderna concezione

Mauro biani

La Lega, per evitare polemiche, ha tolto dalla sua pagina web il video-game 'Respingi il clandestino', curato da uno dei figlioli di Bossi. Il gioco è stato giudicato troppo rozzo dagli esperti del Carroccio, che hanno proposto di sostituirlo con 'Colpito e affondato', un game di più moderna concezione, evoluzione del vecchio classico 'battaglia navale': chi colpisce un gommone in mare ottiene cento punti, mille per chi riesce a centrare una carovana di cammelli ancora in pieno deserto. Penalità per chi dovesse colpire, per errore, un gommone vuoto: potrebbe essere riutilizzato dalla nascente Marina Militare Padana. Previsto su Tele Padania anche il documentario scientifico 'In pasto agli squali', con suggestive immagini degli abissi ribollenti. Il mondo dei video-game è in subbuglio anche per un altro gioco, messo sul web da un gruppo di immigrati senegalesi. Si chiama 'Fai lavorare gli italiani', vince chi riesce a far lavorare in un autolavaggio il figlio di Bossi, o a reclutare manovali, muratori, raccoglitori di pomodori o badanti tra i ragazzi del Nord. Evidente il carattere del tutto virtuale del gioco. Polemiche anche qui: gli appassionati del settore giudicano il gioco troppo difficile, per qualcuno addirittura insolubile. Ma vediamo le altre iniziative maturate nel corso di questa febbrile estate leghista.

Responsabilità Un gruppo di periti lumbard, che hanno osservato molto da vicino gli ultimi naufragi a bordo della goletta 'Uella Carugati!', sostiene che i frequenti ribaltamenti dei gommoni dipendono dalla pericolosa abitudine dei migranti di piegarsi tutti insieme in direzione della Mecca durante la traversata. I naufragi sarebbero dunque esclusiva colpa della religione islamica.

Stop agli sprechi I gommoni, con ogni evidenza, sono le vittime incolpevoli del fenomeno immigrazione. Molti sono ancora in buone condizioni, con qualche rattoppo e una buona disinfestazione (suggerimento di Borghezio) possono essere destinati alle famiglie padane più meritevoli. "L'Idroscalo", sostiene Matteo Salvini, "è in grado di ospitare degnamente le manifestazioni nautiche più prestigiose, e addirittura di far rivivere il tradizionale 'Raid della Melma', che fu il vanto della motonautica milanese. Ho studiato bene le convenzioni internazionali, i gommoni sequestrati sono un bottino di guerra, portiamoli qui e facciamola finita". Mario Borghezio si è detto favorevole, a patto che i gommoni sequestrati vengano gonfiati a fiato dai detenuti stranieri.

Radici cristiane Il cappellano della Lega, don Gino Parabrezzi, con una accorata lettera ai padani assegnatari dei gommoni, ricorda le radici cristiane della Padania, e raccomanda: "Prima di partire per un bel giretto con la moglie e i figli, ricordatevi comunque di rivolgere un pensiero commosso ai morti". Eventuali polemiche subito sedate dallo stesso don Parabrezzi con una seconda missiva: "Ovviamente parlavo dei nostri morti".

Altre buone idee
L'associazione umanitaria 'Nessuno tocchi Carlino' (dedicata a Carlino Bossi, un altro dei figli) fa presente che, a parte l'Idroscalo, la pianura padana è ricca di un altro tesoro naturalistico, i laghetti di pesca sportiva dove pensionati in canottiera pescano pesci siluro da due tonnellate con la tecnica dell'argano. Perché non destinare un gommone a ogni laghetto, per permettere di pasturare con pagnotte intere, angurie e ossa di bue quelle acque così care ai lumbard? Di diverso avviso il circolo culturale 'Fabrizio Corona', che propone di dotare i gommoni di ruote cingolate, barre antibufalo e torretta militare e utilizzarli come veicoli per l'happy hour nel centro di Milano. Favorevole anche il circolo giovanile 'Doppia fila'.

Michele Serra - satira preventiva

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Dopo i cani anche i negri: Min. Sacconi, com'e' umano lei!

Tu di che razza sei?

La campagna governativa contro l'abbandono estivo dei cani ha riscosso un grandissimo successo. Dal ministero della Sanita' (a pagamento), del Lavoro (nero) e delle Politiche (a)sociali ci hanno commissionato una campagna integrativa contro l'abbandono autunnale dei migranti. E noi ci siamo messi subito al lavoro senza oneri per lo Stato.

"Lasciami da un parente, lasciami da un amico, lasciami in una pensione, lasciami in un canile ma non lasciarmi per strada". L'appello accorato di un cagnolino ha fatto il giro d'Italia con il patrocinio di Sacconi e il plauso della cinofila Brambilla, ma i ministri sono rimasti di sasso quando un usciere ha dimenticato in ufficio il libro di scienze del figlio e gli onorevoli hanno scoperto che oltre ai cani il regno animale comprende pitoni, amebe, cavallette, ornitorinchi, terroni, negri e zingari.

Comincia cosi' un frenetico giro di telefonate, con i ministri disperati che non riuscivano a trovare nessuno capace di interpretare il pensiero degli stranieri come si e' fatto con quello dei cani. Dopo aver setacciato invano quasi tutto l'alfabeto, i ministroni sono arrivati alla U di Ulisse Acquaviva, che per spirito patriottico ha messo a disposizione le menti geniali di Mamma.am per realizzare una campagna integrativa secca ed efficace contro l'abbandono degli uomini gettati dai loro padroni in autostrada, in mezzo al mare, o in qualche campo di concentramento libico dove pososno ricevere le umanissime mazzate nei denti che la pietosa Italia non puo' somministrare per legge.Tu di che razza sei?

Il messaggio e' molto chiaro: pur di non tornare a casa, gli animali da compagnia che rallegrano i cantieri e i nostri campi di pomodori sono pronti a tutto. "Dammi in pasto al caporalato, fammi cambiare quintali di pannoloni, fammi prostituire, mettimi in bilico su impalcature precarie, fammi menare dalle ronde, fammi lavorare in nero ma non mettermi in un lager e non espellermi. Abbandonare uno straniero e' legale, ma danneggia la nostra economia". E tu caro lettore, abbeverati a questa preziosa comunicazione sociale e fai la tua scelta di campo: sei di razza umana o disumana?

 

 

P.s. nell'apposita galleria trovi il materiale della campagna, da stampare, attacchinare, esporre al piu' presto nel tuo sito e/o blog, su facebook o sull'auto del vicino leghista.

 

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giovedì, 28 maggio 2009, ore 08:03

Che poi a guardarli ogni sera nelle loro fatiche televisive ti accorgi che neanche se lo godono questo gruzzolo di fama, cotoni sartoriali, contratti, orologini, vacanze, carriera e altri piccoli privilegi. Parlo dei molti addetti alla difesa quotidiana del Cavaliere - Carlo Rossella, Maurizio Belpietro, Sandro Bondi, Paolino Bonaiuti, eccetera - tutti scudi umani senza più la lucentezza di un tempo. Sempre più tesi, più guardinghi, più rancorosi nelle loro pubbliche esibizioni. Appaiono ogni sera un po' più infelici della sera precedente per il giocattolo che ormai li ha intrappolati e che non li fa più divertire, gli toglie il sonno e la leggerezza di un tempo, quel bel tempo senza troppe minacce quando sventatamente salirono a cavallo di quegli ingranaggi luminosi del Biscione per godersi il vento di Arcore, quel profumo di gasolio e ricchezza sulla piazzola d’attesa del Gulfstream, area riservata ai voli privati di Linate, e la luce del mare a Villa La Certosa, tra i molti ospiti, specialmente giovani non ancora laureati e spensierati.

Andrebbe vista (e rivista) l’altra sera a Ballarò la reazione furiosa di Belpietro quando il segretario del Pd Dario Franceschini gli ha detto: “Sarebbe bene precisare che lei, gentile Belpietro, è un dipendente di Berlusconi…”.
Belpeitro, urlando: “Io non sono dipendente di nessuno!”.
Franceschini: “Be’ sì, di Berlusconi”
Belpietro: “Non è vero, non è vero…”. E aggiungeva: “Io dipendo solo dalla mia coscienza” generando applausi e ilarità in studio. mauro biani  ( in basso una velina seria)

Un paio di settimane prima la stessa scena l’aveva interpretata Carlo Rossella, costretto anche lui a difendere tutto quello che riguarda il Cavaliere: la minorenne, le candidature delle ragazze, la festa di Casoria e persino l’amicizia tra Berlusconi e il padre di Noemi, “un umile militate di Forza Italia, una persona semplice di quelle che piacciono al presidente”.
Perche il tragico (e anche il ridicolo) di questa perpetua fatica è quanto e come il precipitare delle circostanze allarghino i confini della difesa necessaria, non più solo giudiziara (le toghe rosse, il lodo Alfano, la condanna a Mills, la stampa nemica) ma anche privata, e privata fino al dettaglio, le donne, il sesso, l’esibizionismo, le battute, le barzellette, la moglie Veronica (Carlo Rossella: “La stimo moltissimo”), le festicciole, le intercettazioni, le molte versioni di quest’ultima storia sempre piu’ sdrucciolevole:
“Il presidente a Noemi l’ha vista solo tre volte”
“L’ha vista sempre in compagnia dei genitori”
“L’ha conosciuta da piccola”
“L’ha invitata a Capodanno ma insieme a altre sessanta o settanta persone”
“Il presidente era amico dei genitori”.
Finendo anche loro per inciampare nelle rotolanti bugie del capo. Di seguirne lo smottamento verso il basso. Con il pensiero fisso ormai di prevederne in tempo la caduta finale (quando sarà) per scansarsi dalla molta polvere e lucidare gli alibi. Pino Corrias

La funesta influenza del vecchio burlone (Financial Times, 26 maggio 2009)
Traduzione a cura di
Italiadall'estero.info

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Per le Europee votano anche i Romeni, ma l'Italia non lo sa

Il governo butta nel cesso l'ennesima vagonata di soldi per fare spot elettorali pieni di errori: "votano solo gli italiani"

Negli spot elettorali che stanno infestando le reti televisive si spiega come votare alle prossime elezioni europee, dichiarando che "possono votare i cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni". E basta?
Gli spottoni furbacchioni dimenticano che il Trattato di Maastricht riconosce a tutti i cittadini comunitari il diritto di voto, attivo e passivo, nelle elezioni europee (e amministrative) nel paese in cui sono residenti, anche se cittadini di un altro stato. In pratica i cittadini di altri paesi dell'Unione non solo possono votare in Italia per le elezioni europee, ma anche essere candidati.
Perfino il Ministero dell'Interno e' stato costretto ad
ammettere l'evidenza con una circolare che il buon Maroni avra' firmato ubriaco, sotto l'effetto allucinogeno di troppa "cassoeula", o dimenticando di leggere le clausole scritte in piccolo: "il principio che sottende la direttiva e' quello della ‘cittadinanza dell'Unione’, in un’ottica di integrazione europea" La circolare spiega chiaramente che per votare alle europee "i cittadini dell’Unione residenti in Italia devono presentare al sindaco del comune di residenza domanda di iscrizione nell’apposita lista aggiunta istituita presso lo stesso comune". E allora perche' negli spot si parla solo degli italiani?L'allarme sugli spot-bufala lanciato da Francesca Lacaita e Nicola Vallinoto del Movimento Federalista Europeo rischia di cadere nel vuoto, e moltissimi cittadini comunitari non italiani si convinceranno di non avere diritto al voto per colpa della disinformazione televisiva seminata da un governo ignorante e xenofobo.
Di fronte a tutto questo Mamma! lancia un appello alla mobilitazione popolare. Scrivete a tutti i vostri amici europei che vivono in italia, rompiamo la congiura del silenzio e diciamo a Romeni, Sloveni, Bulgari, alla gente della Guyana Francese, ai cittadini delle Azzorre e delle Canarie e tutti i cittadini europei che vivono in Italia: ribellatevi! Richiedete l'iscrizione alle liste elettorali! Mandate in tilt gli uffici comunali con una valanga di richieste, cosi' imparano!

Extraitaliani europei! E' il momento di far aumentare le percentuali degli altri partiti per rosicchiare alla Lega quel consenso che ormai nutre solo nelle valli padane dove non siete voi ad essere extracomunitari, ma sono loro ad essere extraeuropei. Ulisse Acquaviva

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lunedì, 25 maggio 2009, ore 11:24
 
La finta memoria delle stragi passate e il vero disinteresse per le vittime future

Basta con le chiacchiere, Falcone lo abbiamo ucciso noi

E' tempo che l'Italia si guardi allo specchio: l'indifferenza e il silenzio trasformano i vivi in morti che camminano
mauro biani

Tutti a piangere lacrime di coccodrillo per Falcone e i morti di mafia, tutti a celebrare ricorrenze e memoriali, tutti a costruire altari commemorativi che al confronto la tomba di Tutankhamen e' un piccolo monolocale. Ma siamo sicuri che siano stati uccisi solo dalle bombe? Si dice spesso che il matrimonio non crea niente di nuovo tra gli sposi, ma sancisce un legame profondo che esisteva gia' prima. Non si potrebbe dire lo stesso delle "cerimonie al tritolo" con cui la mafia "consacra" i suoi nemici?Prima che il fastidio generato dalle inchieste di Falcone e Borsellino venisse "certificato" dalle mani vigliacche che li hanno uccisi, il legame profondo di questi uomini con il loro destino era gia' stato creato dai chiari intenti del loro impegno, trasformati in una lenta condanna a morte dall'ostilita' dei politici, dall'abbandono dei colleghi, dal silenzio dei giornalisti, dall'indifferenza dell'opinione pubblica.La mafia siamo noi tutte le volte che stiamo zitti, la Mafia e' questa Italia costruita su frodi legalizzate che ancora non vuole guardarsi in faccia. Come una vecchia soubrette ormai disfatta dai vizi e dall'eta', che getta via tutti gli specchi e si compiace di se stessa tappezzando i muri di casa con vecchie locandine sbiadite e foto di tanti anni fa. "Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano": e' la frase che il vicequestore Ninni Cassara' disse a Paolo Borsellino nel 1985 mentre raggiungevano il luogo in cui era stato ucciso il commissario Beppe Montana. Cassara' fu ucciso un mese dopo l'omicidio Montana, freddato a colpi di Kalashnikov davanti alla porta di casa sua sotto gli occhi impotenti della moglie e della figlia.Il "fidanzamento con la morte" di Borsellino, il secondo di questi due cadaveri che camminano, durera' piu' a lungo, e la mafia celebrera' le nozze soltanto nel luglio 1992. Che cosa e' successo nei retrobottega dello Stato negli anni in cui i corridoi delle procure di Palermo e Marsala erano pieni di morti ambulanti? Come si sarebbero potute evitare le stragi annunciate di Capaci e Via D'Amelio? Che responsabilita' storica, morale e politica avrebbe dovuto assumere ogni operatore di giustizia, ogni funzionario pubblico, ogni cittadino, ogni uomo e donna del nostro martoriato paese per difendere quegli uomini con una invisibile data di scadenza marchiata sul corpo?La storia e i tribunali ci hanno consegnato delle verita' parziali, con i processi di mafia costretti sempre  a pulirsi i piedi sul tappetino ogni volta che le indagini richiedono di attraversare quella soglia proibita che separa il fango incrostato di sangue della mafia militare dai salotti buoni e luccicanti della mafia politica.Per sentirsi appagati non basta sapere che Giovanni Brusca ha materialmente azionato il detonatore che ha stroncato la vita di Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta, e che la giustizia dei tribunali ha pareggiato i conti con 26 anni di carcere. I nomi scolpiti nelle sentenze non sono sufficienti per chiudere il discorso ignorando i riferimenti politici e istituzionali delle azioni militari mafiose. Ricordare oggi chi e' morto a Capaci ha senso solo se serve a guardarci attorno per scoprire chi sono, qui e ora, i cadaveri che camminano nelle procure, nell'informazione scomoda, nelle reti antimafia e nei brandelli di resistenza umana e di orgoglio civile sopravvissuti alla devastazione morale e politica del Paese.E' per questo che mi assumo la responsabilita' di dire che il giornalista Pino Maniaci di Telejato e' stato minacciato a piu' riprese per la sua attivita' di denuncia antimafiosa, e nel gennaio 2008 il figlio del boss Vito Vitale lo ha aggredito per strada a viso aperto.Mi unisco alla voce di Maria Falcone, che oggi ha ricordato davanti al presidente Napolitano la "ribellione degli imprenditori che hanno deciso di dire no al racket", e che rischiano di diventare altri morti ambulanti se verranno lasciati nel silenzio e nell'indifferenza. Tra questi c'e' Pino Masciari, imprenditore edile calabrese, che ha sfidato la 'ndrangheta e i suoi referenti politici diventando "il principale testimone di giustizia italiano"  (la definizione e' del procuratore generale Pier Luigi Vigna) per poi vedersi sbattere fuori a calci dal programma di protezione.   Mi unisco allo sforzo dei ragazzi di "Libera" per coltivare i terreni confiscati alle mafie, dove si producono olio e pasta che sanno di legalita' a dispetto delle minacce e dei campi dati alle fiamme.Anche in assenza di condanne penali, mi assumo la responsabilita' di una chiara condanna morale verso tutte le organizzazioni di potere politico e mediatico che si avvicinano piu' del dovuto alla Mafia e ai suoi esponenti.Come il "quotidiano unico" di Catania "La Sicilia", che col beneplacito del direttore Mario Ciancio sfida i divieti imposti dal regime di carcere duro e pubblica integralmente le "lettere dal Carcere" di Vincenzo Santapaola, figlio del Boss Nitto e condannato per "continuita' in associazione mafiosa".Come la sedicente opposizione, che cerca di nascondere dietro il pesante odore di mafia che impregna il maggiore partito di governo la presenza di elementi come il senatore del PD ed ex diessino Vladimiro "Mirello" Crisafulli, intercettato nel 2001 dalle telecamere della polizia mentre "si fa baciare sulle guance" e "discute a lungo di appalti, assunzioni, raccomandazioni e favori vari" con il notabile di Enna Raffaele Bevilacqua, ex consigliere provinciale di Enna per la DC e condannato in primo grado a 11 anni per associazione mafiosa.Voglio urlare tutto questo e voglio farlo ora, prima che sia troppo tardi e che il grido d'allarme del prima si trasformi nel vuoto senno di poi, prima che i "morti che camminano" smettano anche di camminare. E l'unico modo che ho per onorare la memoria di Giovanni Falcone. Carlo Gubitosa

 

Questo documentario è condotto come un'indagine poliziesca. Un'indagine, ispirata dal romanzo di Leonardo Sciascia "Il giorno della civetta" e dal recente spettacolo teatrale che ne è stato tratto, che cerca di smascherare e di denunciare alcuni dei mali che affliggono sempre più la Sicilia come l'Italia: la corruzione, la connivenza tra mafia e politica e, soprattutto, la mancanza di idee. Perché Falcone diceva che la mafia è un fatto umano e, come tale, ha un inizio e una fine. E noi abbiamo il dovere di credergli.

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