Berlusconi si cucina da solo i suoi guai. Distrugge, di giorno, i muri che i suoi consiglieri fabbricano, di notte, per difenderlo. Quelli si erano appena rimboccati le maniche, con buona volontà, per riproporre - complici, le debolezze di Piero Marrazzo - la separatezza e l'inviolabilità della sfera privata dalla funzione pubblica (ancora!).
Salta fuori che l'Egoarca ha avvertito per tempo il governatore: "C'è in giro un video contro di te". Frammento superbo della nostra vita pubblica. Merita di essere analizzato, e con cura. Viene comodo farlo in quattro quadri. 
Nel primo quadro, bisogna riscrivere con parole più adatte quel che sappiamo. Non il signor Silvio Berlusconi, ma il presidente del consiglio - proprietario del maggior gruppo editoriale del Paese - allerta il governatore "di sinistra" che il direttore di una sua gazzetta di pettegolezzi (Chi) ha in mano un video che lo compromette. Glielo ha detto la figlia (Marina, presidente di Mondadori). A questo punto, il capo del governo potrebbe consigliare all'altro uomo di governo di non perdere un minuto e di denunciare il ricatto all'autorità giudiziaria. Nemmeno per sogno. Il presidente del Consiglio indica all'altro attraverso chi passa il ricatto, ne fornisce indirizzo e numero di telefono: che il governatore si aggiusti le cose da solo mettendo mano al portafoglio e "ritirando la merce dal mercato", come pare si dica in questi casi. È la pratica di uomini che governano senza credere né alla legge né allo Stato, né in se stessi né nella loro responsabilità. In una democrazia rispettabile, l'argomento potrebbe essere definitivo. Nell'"Italia gobba", la legalità è opzione, mai dovere, e quindi l'argomento diventa trascurabile. Trascuriamolo (per un attimo solo) e immaginiamo che Marrazzo riesca nell'impresa di ricomprarsi quel video.
È il secondo quadro. Vediamo che cosa accade a questo punto. Piero Marrazzo annuncia la sua seconda candidatura al governatorato. Si vota in marzo. Il candidato "di sinistra" è consapevole che il suo destino politico e personale è nelle mani del leader della coalizione "di destra". In qualsiasi momento, quello può tirare la corda e rompergli il collo. A quel punto, a chi appartiene la vita di Piero Marrazzo? A se stesso, alle sue decisioni politiche, ai suoi comportamenti privati o alla volontà e alle strategie dell'antagonista? È una condizione di vulnerabilità politica che dovrebbe consigliargli la piena trasparenza a meno di non voler diventare un burattino. Al contrario, Marrazzo tace e tira avanti. Scoppia lo scandalo e mente ("È una bufala", "Non c'è alcun video"). Lo scandalo diventa insostenibile e ancora rifiuta la responsabilità della verità: non dice dell'avvertimento di Berlusconi; non dice come si procura il denaro che gli occorre per le sue scapestrate avventure. (Sono buone ragioni per chiedergli di nuovo le dimissioni perché non è sufficiente l'ipocrita impostura dell'autosospensione). Quel che accade al governatore ci mostra in piena luce come funziona "una macchina". È il terzo quadro. Al centro della scena, i direttori delle testate di proprietà del presidente del Consiglio (o da lui influenzate). In questo caso, Alfonso Signorini, direttore di Chi, già convocato d'urgenza da una vacanza alle Maldive per confondere, con una manipolazione sublunare della realtà, il legame del premier con una minorenne.
Signorini spiega come vanno le cose in casa dell'Egoarca, premier e tycoon. Direttamente con le redazioni o, indirettamente, da strutture esterne o da chi vuole qualche euro facile - i direttori raccolgono fango adatto a un rito di degradazione. Una volta messa al sicuro la poltiglia del disonore (autentica o farlocca, a costoro non importa), il direttore avverte i vertici del gruppo, l'amministratore delegato e il presidente. Che si incaricano di informare l'Egoarca. A questo punto, il premier è padrone del gioco. Pollice giù, e scatta l'aggressione. Pollice su, e il malvisto finisce in uno stato di minorità civile. Accade al giudice Mesiano, spiato dalle telecamere di Canale5.
Berlusconi addirittura annuncia l'imboscata: "Presto, ne vedremo delle belle". Accade al direttore dell'Avvenire, Dino Boffo, colpevole di aver dato voce all'imbarazzo delle parrocchie per la vita disonorevole del premier. Accade al presidente della Camera, Gianfranco Fini, responsabile di un cauto e motivato dissenso politico. Accade a Veronica Lario, moglie ribelle. A ben vedere, accade oggi al ministro dell'Economia che può intuire sul giornale del premier qualche avvertimento. Suona così: "Tremonti in bilico"; "Se Tremonti va, Draghi arriva". C'è da chiedersi: quanti attori del discorso pubblico sono oggi nella condizione di sottomissione che anche Marrazzo era disposto ad accettare?
Quarto e ultimo quadro, allora. Non viviamo nel migliore dei mondi. La personalizzazione della politica ha cambiato ovunque le regole del gioco e il fattore decisivo di ogni competizione è la proiezione negativa o positiva dell'uomo politico - e della sua affidabilità - nella mente degli elettori. È la ragione che fa del "killeraggio politico - scrive Manuel Castells (Comunicazione e potere) - l'arma più potente nella politica mediatica". I metodi sono noti. Si mette in dubbio l'integrità dell'avversario, nella vita pubblica e in quella privata. Ricordate che cosa accade a McCain e Kerry? Si ricordano agli elettori, "in modo esplicito o subliminale", gli stereotipi negativi associati alla personalità del politico, per esempio essere nero e musulmano in America. È la lezione che affronta Barack Obama. Si distorcono le dichiarazioni o le posizioni politiche. Si denunciano corruzione, illegalità o condotta immorale nei partiti che sostengono il politico. Naturalmente, le informazioni distruttive si possono raccogliere, se ci sono; distorcerle, se appaiono dubbie o controverse; fabbricarle, se non ci sono. È uno sporco lavoro, che ha creato negli Stati Uniti, dei professionisti. Uno di loro, Stephen Marks, consulente dei repubblicani, ha raccontato in un libro (Confessions of a Political Hitman, Confessioni di un killer politico) il suo modus operandi. È interessante riassumerlo: "Passo I, il killer politico raccoglie il fango. Passo II, il fango viene messo in mano ai sondaggisti che determinano quale parte del fango arreca maggior danno politico. Passo III, i sondaggisti passano i risultati a quelli che si occupano di pubblicità, che passano i due o tre elementi più dannosi su Tv, radio e giornali con l'intento di fare a pezzi l'avversario politico. Il terzo passo è il più notevole. Mi lascia a bocca aperta l'incredibile talento degli addetti ai media... quando tutto è finito, l'avversario ha subito un serio colpo, da cui non riesce più a riprendersi". Qui, quel che conta è la segmentazione del lavoro e soprattutto "l'incredibile talento degli addetti ai media" perché devono essere i più abili e i più convincenti. I media, negli Stati Uniti, non sono a disposizione della politica e per muoverli occorre "provocare fughe di notizie rimanendo al di fuori della mischia", offrire "merce" che regga a una verifica, a un controllo, che sia significativa e in apparenza corretta anche quando è manipolata.
In Italia, non esiste questo scarto. Non c'è questa fatica da fare perché non c'è alcuna segmentazione della politica mediatica. Uno stesso soggetto ordina la raccolta del fango, quando non lo costruisce. Dispone, per la bisogna, di risorse finanziarie illimitate; di direzioni e redazioni; di collaboratori e strutture private; di funzionari disinvolti nelle burocrazie della sicurezza, magari di "paesi amici e non alleati". Non ha bisogno di convincere nessuno a pubblicare quella robaccia. Se la pubblica da sé, sui suoi media, e ne dispone la priorità su quelli che influenza per posizione politica. È questa la "meccanica" che abbiano sotto gli occhi e bisogna scorgere - della "macchina" - la spaventosa pericolosità e l'assoluta anomalia che va oltre lo stupefacente e noto conflitto d'interessi. Quel che ci viene svelato in queste ore è un sistema di dominio, una tecnica di intimidazione che mette freddo alle ossa, che minaccia l'indipendenza delle persone, l'autonomia del loro pensiero e delle loro parole. I più onesti, dovunque siano, dovrebbero riconoscerlo: non parliamo più di trasparenza della responsabilità pubblica, di vulnerabilità, di pubblico/privato. Più semplicemente, discutiamo oggi della libertà di chi dissente o di chi si oppone. O di chi potrebbe sentirsi intimidito a dissentire o a opporsi all'Egoarca.
GIUSEPPE D'AVANZO

Il 24 novembre 1969, il Comitato centrale del PCI deliberava la radiazione di Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli, accusati di "frazionismo" per aver detto che a Praga forse i russi non si erano comportati proprio da gentiluomini. Oggi invece una Binetti qualunque, che con un voto di preferenza non sarebbe stata eletta nemmeno ad amministrare il suo condominio, fa quel cazzo che vuole in Parlamento, e pensa che non sia necessario scoraggiare chi picchia qualcuno solo perche' non e' etero. Il messaggio e' chiaro: menate pure chi volete, tanto in tribunale le persecuzioni omofobiche resteranno equivalenti alle risse tra ubriachi. Di fronte a una cosa del genere, in qualunque partito minimamente progressista il segretario avrebbe proposto al Comitato centrale una immediata mozione di sfiducia per strappare la tessera della Binetti con la stessa celerita' con cui e' stata strappata quella di Grillo. E magari Berlinguer ci avrebbe aggiunto un bel calcio in culo come si usa in Sardegna tra gente onesta e sanguigna quando qualcuno continua a romperti le balle per anni con le stesse cazzate e vuoi levartelo di torno una volta per tutte. Ma noi siamo a puttanopoli, e quindi il segretario del PD decide di non fare una beneamata minchia, se non cinguettare col fringuellino di Twitter qualche fermissima e laica ovvieta' inutile, giusto per trastullarsi con un uccello virtuale nell'impossibilita' di utilizzare le sue palle reali per mettere alla porta la corrente eugenetica del suo partito. E a questo punto contemplo questo spettacolo degradante, mi fermo a guardare la Binetti, il suo entourage, la sua corrente politica e su fino ai vertici del suo partito. E ritrovo la fede. Vedo la luce. Penso a Dio, e lo ringrazio per avermi dato la forza di non votare mai il PD, sottraendomi alla propaganda del "voto utile" il cui unico risultato e' stato trasformare Di Pietro nell'estrema sinistra del Parlamento. Guardo le stelle e penso che lassu' c'e' un amore talmente grande da abbracciare perfino Ferrara, una giustizia talmente profonda da raggiungere anche Papi, una sapienza talmente viva da capire le poesie di Bondi. Non posso dimostrarne l'esistenza, ma oggi piu' che mai sento dentro di me con chiarezza la presenza di una forza suprema che trascinera' ognuno verso il suo Karma, spingendo Paola Binetti verso un raduno satanico scambiato per una convention del PDL, dove sara' finalmente immolata da un gruppo di arianissimi ed eterosessuali seguaci del maligno rimasto a corto di vergini, che forniranno al cattolicesimo una nuova martire da venerare nelle preghiere quotidiane. E tutto sara' compiuto.
Ulisse Acquavita
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Approvata una mozione dell'Udc che sancisce l'incostituzionalità
Aggravante per la violenza omofobica, il no dei deputati
(Ddl Camera 1658-A)
No della Camera all'esame della proposta di legge che puntava a introdurre nel Codice Penale l'aggravante per i reati commessi in ragione dell’orientamento sessuale della vittima ovvero per omofobia. L'Aula ha infatti approvato una mozione dell'Udc nella quale si stabilisce l'incostituzionalità della proposta di legge. Secondo la mozione la proposta vìola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto "l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc". Inoltre per la pregiudiziale di costituzionalità «non essendo possibile accertare nell’interiorità dell’animo l’autentico movente che spinge alla violenza, ne conseguirebbe che chi subisce violenza, presumibilmente per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court». Il testo poi, secondo la pregiudiziale approvata, "si pone in contrasto con l’articolo 25 della Costituzione in quanto in assenza di una nozione di orientamento sessuale la circostanza aggravante, nella parte in cui dà rilevanza all’orientamento sessuale, viola il principio di tassatività della fattispecie penale". (13 ottobre 2009)
Ddl Camera 1658-A - - Modifica all'articolo 61 del codice penale, concernente l'introduzione della circostanza aggravante relativa all'orientamento o alla discriminazione sessuale. - Questione pregiudiziale di costituzionalità
il testo unificato delle proposte di legge n. 1658 e 1882, recante l'introduzione nel codice penale della circostanza aggravante inerente all'orientamento o alla discriminazione sessuale, presenta profili di violazione della Carta costituzionale;
1. (violazione dell'articolo 3 della Costituzione) - la disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto: l'inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall'articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo non essendo possibile accertare nell'interiorità dell'animo l'autentico movente che spinge alla violenza, ne conseguirebbe che chi subisce violenza, presumibilmente per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court. Si introdurrebbe quindi un trattamento diverso nella commissione di delitti non colposi senza alcuna ragionevole giustificazione;
2. (violazione dell'articolo 25 della Costituzione) - la norma si pone in contrasto con l'articolo 25 della Costituzione in quanto, in assenza di una nozione di orientamento sessuale, la circostanza aggravante, nella parte in cui dà rilevanza all'orientamento sessuale, viola il principio di tassatività della fattispecie penale, a tal fine si evidenzia come dell'espressione «orientamento sessuale» non sia data una definizione, né sia rinvenibile nell'ordinamento penale. L'espressione è estremamente generica in quanto può indicare fenomeni specifici come l'omosessualità oppure, più in generale, ogni «tendenza sessuale» comprendendo anche incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, masochismo e qualsiasi altro genere di scelta sessuale, che nulla ha a che vedere con l'omosessualità; inoltre l'indeterminatezza concettuale dell'espressione orientamento sessuale non consente di individuare le fattispecie meritorie di una particolare tutela. Nel caso di specie la norma prevede come circostanza aggravante di reato una posizione soggettiva della persona offesa che non sempre appare meritevole di una tutela differenziata. Per comprendere appieno la censura di costituzionalità si osservi che ad oggi con riferimento alle particolari condizioni delle persone offese sono previste aggravanti unicamente per fatti commessi contro pubblici ufficiali, persone incaricate di pubblico servizio, persone rivestite della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero nell'atto o a causa dell'adempimento delle funzioni o del servizio. Orbene, è di tutta evidenza che a differenza della disposizione in esame nei casi citati si tratta sempre di posizioni oggettive: la particolare qualità della persona offesa giustifica ictu oculi un aggravio di tutela in relazione alla particolarità delle funzioni svolte. Anche nelle ipotesi, pur presenti nell'ordinamento e derivanti dall'adempimento di obblighi internazionali, di aggravanti che si applicano quando il fatto è commesso per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, si fa sempre riferimento a circostanze oggettive circa le condizioni della persona offesa, delibera di non procedere all'esame del testo unificato delle proposte di legge n. 1658-1882-A.
n. 1. Vietti, Buttiglione, Rao, Capitanio Santolini, Volontè, Ciccanti, Compagnon, Naro.
Art. 1.
1. All'articolo 61 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente numero:
«11-quater) l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».
"Lei non ha capito niente perché lei è un uomo medio: un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista. Lei non esiste... Il capitale non considera esistente la manodopera se non quando serve ...la produzione... e il produttore del mio film è anche il padrone del suo giornale... Addio."


I 15 giudici della Consulta che devono esprimersi sulla legittimità costituzionale della legge sull'immunità delle alte cariche dello stato sono di nuovo in camera di consiglio. Attesa per la sentenza. Suggerisce Francesco Cossiga, che qualora la Consulta dovesse decidere di «rovesciare il tavolo» sancendo l'illegittimità costituzionale del Lodo Alfano, Silvio Berlusconi dovrebbe ripetere quanto fece Amintore Fanfani nel 1987: presentarsi alle Camere, farsi votare contro dalla sua maggioranza e «sfidare» il Capo dello Stato a tentare di formare un nuovo governo «da bocciare», costringendolo così a sciogliere le Camere.
Quella storia il presidente emerito la conosce bene, visto che a quei tempi era lui l'inquilino del Colle. Ed è possibile che più di qualcuno nel Pdl vi presti attenzione, anche se ieri chi usciva da Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, sprizzava ottimismo. «L'umore di Berlusconi? eccellente come al solito» garantiva Niccolò Ghedini, avvocato del premier nonché parlamentare e protagonista dell'arringa mattutina alla Consulta. «È alle stelle, come i sondaggi», gli faceva eco il vicecapogruppo vicario Italo Bocchino. La sintesi è affidata a Sandro Bondi: «Il premier è sereno perché ha fiducia nella stragrande maggioranza dei magistrati».
Ma resta il punto fermo, ripetuto ieri dal presidente del Senato Renato Schifani, che «gli italiani vogliono scegliere il loro governo». E quindi, al di là di quale sarà la pronuncia della Corte, la seconda carica dello Stato, come anche il suo omologo alla Camera Gianfranco Fini, non ritiene possano esserci «sbocchi a governi diversi da quella che è stata la volontà elettorale».
È il leit motiv che tutto il centro-destra va ripetendo in queste ore. L'eventuale bocciatura del Lodo per illegittimità costituzionale – ad esempio perché non sarebbe stata sufficiente la mera legge ordinaria trattandosi di una fattispecie assimilabile all'immunità – è comunque l'ipotesi ritenuta più improbabile nella maggioranza. E in ogni caso, qualora si avverasse, non obbligherebbe certamente Berlusconi alle dimissioni. Formalmente la decadenza dello scudo riaprirebbe i procedimenti contro il premier sospesi dal lodo Alfano, ma non potrebbe imporre a Berlusconi di rimettere il proprio mandato. Anche perché, dicevano ieri alcuni degli esponenti di maggior spicco del Pdl, non coinvolgerebbe soltanto il premier: «Sarebbe una sconfessione anche del presidente della Repubblica». E un fedelissimo del Cavaliere, qual è Giorgio Stracquadanio, ha ulteriormente esplicitato: «È stato proprio il Capo dello Stato che ha posto la premessa tra il diritto di difesa e il dovere di governare».
Il ricorso alle urne al momento appare dunque come una extrema ratio, sbandierata più per enfatizzare il presunto «disegno eversivo» dei cosiddetti poteri forti, che per realismo politico. Così come la discesa in piazza a sostegno del premier annunciata forse un po' troppo precipitosamente lunedì. «La manifestazione? Se la faremo sarà a dicembre e per quella data si capiranno nel frattempo molte cose...», osservavano ieri ai piani alti di Palazzo Madama.
Diverso sarebbe se la Corte, pur non cancellando totalmente lo scudo a difesa delle alte cariche, intervenisse con una pronuncia in cui ne dichiari l'illegittimità parziale, attraverso una sentenza additiva, oppure con un verdetto di rigetto accompagnato da un'interpretazione della norma. In questo caso infatti lo scudo resterebbe sì in vigore, ma dovrebbe essere applicato secondo i criteri decisi dalla Corte. In entrambe le ipotesi è presumibile che si torni davanti al Parlamento, per intervenire con una nuova legge finalizzata a sancire formalmente le motivazioni della Consulta. È un percorso che non viene ritenuto pericoloso nella maggioranza.
I processi a carico del premier rimarrebbero comunque sospesi e dunque non inciderebbero sulla funzione di governo del presidente del Consiglio. Certo – faceva notare qualcuno in Transatlantico – molto dipende da quello che ci sarà scritto nella motivazione. Ma non per eventuali ricadute «tecniche» bensì per quelle politiche. Riaprire il dibattito sarebbe comunque fastidioso, per usare un eufemismo, visto che l'attenzione sarebbe nuovamente concentrata sulle vicende giudiziarie del premier. Ecco perché tutti nella maggioranza sperano che alla fine la scelta della Corte sia per la inammissibilità o infondatezza dei ricorsi contro il lodo: in questo caso lo scudo sopravviverebbe e i processi Mills e Mediaset rimarrebbero sospesi.

Le due sinistre italiane (tre se contiamo anche il Partito Comunista dei Lavoratori) sono diventate lo zimbello d'Europa: come due coglioni separati all'interno della stessa mutanda hanno raccolto un magnifico 7% che pero' si e' spaccato in due tronconi da 3.4 e 3.1 e un minipisellino rachitico da 0.5%. Complimenti! Siete riusciti a prendere meno seggi dei tirolesi del SVP, che almeno una seggiolina se la sono portata a casa.
Il risultato ci fa ben sperare per il destino della sinistra europea e dei 33 europarlamentari del gruppo comunista (GUE/NGL) che potranno lavorare tranquilli dopo aver scongiurato l'incubo di avere in aula Vendola e Diliberto che si lanciano le palline di carta e i ceci con la cerbottana per farsi dispetto, disturbando la lezione anche agli altri compagni di classe.
In questa tornata europea la Lega e' il secondo partito piu' votato d'Italia, e non stupisce che in un paese di segaioli sia in crescita un movimento del cazzo.
La sinistra festeggia come quel pazzo che si comprava le scarpe sempre piu' strette per godersi a casa il sollievo dei piedi liberi. Per queste celebrazioni trionfali e' bastato che il Popolo delle Libertine prendesse "solamente" il 35% dei voti, e giu' tutti a dire che si sta chiudendo un'epoca, che Berlusconi e' finito, e che oggi si scrive una nuova pagina di storia.
Fonti bene informate ci dicono purtroppo che si tratta piu' modestamente di un piccolo trafiletto in una paginetta di cronaca, e che per scrivere la storia bisognera' destinare a nuova occupazione (in gergo europeo: togliersi dai coglioni) quei notabili di partito tuttora in attivita' che hanno preso il 33% ottenuto dal PCI nelle europee del 1984 e lo hanno buttato nel cesso per innestare pezzi di democrazia cristiana vecchio stile sull'organismo geneticamente modificato PCI/PDS/DS/PD con la scusa che oggi si vince puntando al centro, come disse la Finocchiaro sedendosi sulla colonnina del parcheggio.
Ma la speranza arriva dai giovani, e la volitiva Deborah Serracchiani del PD trionfa alla grande nella sua circoscrizione. Il suo esempio illumina la strada alle nuove generazioni di donne che vogliono buttarsi in politica: se non capite un cazzo ma siete carine tanto vale darla via a Villa Certosa che a destra il salmone delle tartine e' anche piu' fresco. Se invece avete qualche idea da spendere buttatevi a sinistra, fate un po' di politica locale, poi infilatevi a un congresso per sputtanare via internet una dirigenza cialtrona (basta poco), cavalcate il quarto d'ora di celebrita', fate due chiacchiere con la Bignardi e Floris e vedrete che Strasburgo vi accogliera' a braccia aperte. Altro che congressi, primarie, consultazione della base e cazzate del secolo scorso.
Di Pietro mette insieme un miracoloso 8% con un cocktail di destra legalitaria, giustizialismo, grillismo, travaglismo, antiberlusconismo, presenzialismo televisivo conditi con un pizzico di inconfessabile nostalgia per i bei tempi in cui le fotografie ai vitelloni del potere si facevano con le manette addosso e non con il pisello al vento.
Staremo a vedere fino a che punto potranno coesistere sotto lo stesso testo i ragazzi dei collettivi antimafia con le amicizie fin troppo destrorse di alcuni esponenti dell'Italia dei Valorosi. Intanto va reso onore al merito di aver messo insieme un dignitoso 8% alla faccia delle risse alla Bud Spencer che si consumano tra le file sinistre dei paladini del popolo.
Ma stai comunque attento Tonino, che noi da bravi satiri restiamo in agguato per sputtanarti alla grande alla prima votazione europea "a cazzo" sulle delicate questioni delle migrazioni, sulla settimana lavorativa di 65 ore, sull'invasione della Nato nelle politiche di sicurezza europea o su altre coglionate fascistoidi che covano come uova di serpente nel nido di Strasburgo. Vattene pure nel gruppo liberale, ma se comincerai a fare il liberista abbiamo gia' pronto per te un posto accanto al tuo ex amico Sergio De Gregorio nel nostro olimpo dei cialtroni.
Per il momento e' tutto, a voi la linea e buona Europa a tutti.
Consiglio la visione del video!!!

L'Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo, approvando i tre maxiemendamenti al disegno di legge in materia di sicurezza. Il primo è quello che contiene norme sulla sicurezza: 316 i voti a favore; 258 i contrari. Presente anche il ministro delle Riforme Umberto Bossi, che a proposito delle perplessità su alcuni dei passaggi del provvedimento espresse da Gianfranco Fini ha dichiarato: "A me interessa solo il voto. Mi basta che passi". Sul secondo maxiemendamento, quello su materie di mafia, il Pd ha protestato per la decisione di porre la fiducia. Circostanza che impedisce al partito di votare passaggi giudicati positivi del provvedimento, coma la conferma del 41 bis. Poi c'è stato il voto: 315 i sì, 247 i no. Il terzo, che riguardava la sicurezza urbana, è stato approvato con 315 voti a favore e 237 contrari. In aula si è presentato anche il presidente del conisglio Berlusconi.
Montecitorio dunque ha detto sì ai tre tronconi in cui è diviso il ddl, quello sull'immigrazione; gli altri due riguardano, rispettivamente, la mafia e la sicurezza urbana. Soddisfatto per l'approvazione il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Il quale, intervenendo a una cerimonia per l'intitolazione della sede del ministero del Lavoro a Marco Biagi, ha auspicato che le nuove norme sulla sicurezza "vengano approvate definitivamente dal Senato entro la fine di maggio". Poi, a proposito del "giallo" sul destino dei bimbi nati da clandestini, ha smentito su tutta la linea: "E' una notizia destituita di ogni fondamento - ha detto - è un'altra panzana inventata da non so chi".
Quanto all'opposizione, il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi ha dichiarato che "non c'è un briciolo di sicurezza in questo testo, solo demagogia. Si finanziano le ronde, che sono l'anticamera della polizia di partito, e si tolgono soldi alle forze di polizia". Per il Pd, Marco Minniti ha parlato di "un sonno mostruoso della ragione", e di "una fiducia posta contro la libertà della stessa maggioranza".
Questo in dettaglio le norme principali.
NEI CIE FINO A 180 GIORNI - L'extracomunitario potrà rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi.
TASSA DI 200 EURO PER AVERE CITTADINANZA - Per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece la tassa sarà fissata dai ministeri dell' Interno e dell'Economia tra gli 80 e i 200 euro.
CARCERE SE SI AFFITTA A CLANDESTINI - Si rischia il carcere fino a tre anni se si dà in alloggio o si affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o
del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto.
MATRIMONIO CON MUSULMANE - Per sposare una donna musulmana l'italiano dovrebbe convertirsi. Con la norma introdotta basterà che, con quelle provenienti da alcuni Paesi con i quali si è raggiunta un'intesa, ci sia una dichiarazione anche dell'ambasciata che non risultino casi ostativi per riuscire a contrarre matrimonio. Senza bisogno di conversione.
REGISTRO DEI CLOCHARD - I senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro istituito presso il Viminale.
SÌ ALLE RONDE - Associazioni di cittadini potranno segnalare alle forze dell'ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e prioritariamente dovranno essere formate da ex agenti.
CARCERE FINO A TRE ANNI SE SI OLTRAGGIA PUBBLICO UFFICIALE - Chi insulta un pubblico ufficiale rischia fino a 3 anni di carcere. Ma se si risarciscono agente ed Ente a cui questo appartiene, il reato si estingue. Nessuna condanna se è il pubblico ufficiale ad aver commesso atti arbitrari.
INTATTI POTERI PROCURATORE ANTIMAFIA - Li avevano limitati, ma ora si è tornati alla legge attuale. Pietro Grasso aveva chiesto che la norma del ddl cambiasse e c'è riuscito.
INASPRITO IL 41 BIS - Detenzione più lunga di altri 4 anni. Si prevedono carceri «ad hoc» per i boss preferibilmente sulle isole. Più difficile per loro comunicare anche con l'esterno.
NASCE ALBO PER BUTTAFUORI E AMMINISTRATORI GIUDIZIARI - Anche i 'gorilla' che vigilano sulla 'pace' fuori dai locali dovranno avere particolari requisiti (li deciderà il Viminale) e avranno avere presto un loro albo. E un Albo ad hoc lo avranno anche gli amministratori giudiziari.
PIÙ DIFFICILI NOZZE CON BADANTE - Lo straniero che sposa un cittadino italiano dovrà restare in Italia per almeno due anni prima di ottenere la cittadinanza. I tempi si dimezzano se nascono o se si adottano figli.
NO RICONOSCIMENTO E ISCRIZIONE ANAGRAFE PER FIGLI IRREGOLARI - Per accedere ai pubblici esercizi gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (tranne che per l'iscrizione dei figli alla scuola dell'obbligo). Altrimenti, essendo la clandestinità un reato, scatterà l'obbligo della denuncia. Le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all'anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili.
OBBLIGO DENUNCIA PIZZO PER COSTRUTTORI - Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà anche una semplice dichiarazione di un pentito in un altro procedimento per estrometterli dalla gara. Avevano provato a cambiare la norma prevedendo che l'imprenditore dovesse diventare imputato prima di poter essere fatto fuori dall'appalto, ma poi è tornata alla versione originaria su richiesta della Lega.
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E così il liberissimo Libero ieri ha pubblicato questo sbarazzinissimo test intitolato: "Chi è più razzista?".
Facciamo un test: il tuo quartiere è lercio. A chi dai la colpa?
A chi ti governa ed è responsabile della pulizia e del decoro delle città oppure agli immigrati?
Nella tua città aumentano i reati. A chi dai la colpa?
A chi ti governa e non mette la polizia in condizione di controllare il territorio oppure agli immigrati?
Hai un lavoro precario e mal pagato, servizi pubblici inefficienti e paghi ogni centesimo delle tue tasse. A chi dai la colpa?
A chi ti governa e, pur avendoti raccontato un sacco di frottole in campagna elettorale, non fa niente (se si escludono le sue vicende private...) oppure agli immigrati?
La teoria di Libero, spacciata con il test, è che il primo tipo di risposte appartengono al “borghese” che ha scelto di stare a destra, uno che lavora duro e che non vuole immigrati tra i piedi. Il secondo tipo di risposte è di quei “cattolici” che vivono nel mondo delle fiabe, hanno il parroco no global e amano la tolleranza e l'apertura verso il prossimo. E, infine, quelle del terzo tipo sono quelle della sinistra radical chic che ama gli immigrati, soprattutto dopo che hanno indossato la livrea. Insomma, tra deprimenti frizzi e lazzi la ricetta di Libero è semplice, come può apparire semplice il populismo: “Gli immigrati? Ributtiamoli a mare e staremo tutti meglio”. Chi glielo spiega al “borghese razzista”, come lo chiama Libero, che la sua condizione cambia poco anche così?
P.s. Nel frattempo possiamo aderire alla campagna "Mettiamo al bando la parola Clandestino". Passate parola!
Le armi di distrazione di massa agiscono da sedativo,
la ribellione è rimandata dopo gli spot.
Niente panico: picchiate uno zingaro e godetevi il relax
Pura merda ariana!