Vi dibattete con fatica immane, vi disperate, vi consumate la vita, per acchiappare ombre. Avete degli ‘eroi’ che per far soldi ed essere ‘divi’ vi incoraggiano a continuare. Dovreste odiarli, ma li amate.
Berlusconi? E dov’è il problema?
La Camorra? E dov’è il problema?
Le guerre imperiali? E dov’è il problema?
La fame nel mondo? E dov’è il problema?
Sono tutte espressioni dei Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi. E dov’è il problema?
I Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi sono la cosa più comune della Storia dell’umanità, nulla di nuovo, ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l’Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse, dei bambini, i fascismi, certi comunismi, tutti fenomeni confronto a cui Berlusconi e la Camorra sono minuzie. Vogliamo forse paragonare i Conquistadores spagnoli alla Lega? I Gulag alla Campania?
Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via. Lo hanno fatto quando non c’era la Tv, non c’era Internet, non c’erano le democrazie. Lo hanno fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli. Ma lo hanno sempre saputo fare.
Il dramma del nostro tempo è che non siamo più capaci di farlo. Tutto qui. Pensateci.
Il dramma non è l’esistenza di Berlusconi o di Putin, del Fondo Monetario o di Wall Street. Il dramma non è che ci manca l’informazione, non è infatti che non sappiamo quanto brutali, corrotti, avidi essi siano.
Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi.
Potreste pensionare ogni vostro ‘paladino’ dall’Antisistema per 200 anni, senza perderci assolutamente nulla. Perché il dramma siete voi, noi, tutti noi e la nostra pavidità.
Paolo Barnard
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«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato.
L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto.
L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo».
Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze.
Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»
« Anna, mi puoi sentire? Dovunque tu sia abbi fiducia nel domani. Anna, le nubi si diradano ed il sole inizia a risplendere. Prima o poi usciremo dall’oscurità per andare verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra del loro odio, della loro brutalità e della loro avidità. Guarda in alto, Anna. L’amore umano troverà le sue ali e inizierà a volare con le sue ali nell’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il futuro radioso che appartiene a me, a te. Ed a tutti noi. Guarda in alto, Anna. Lassù. »
Charlie Chaplin, Il grande dittatore
La democrazia è una illusione

Lo striscione che vacillava sotto la carica della polizia inglese a cavallo e’ l’immagine piu’ forte che porto a casa, appena rientrata dalle proteste contro il G20 nella City di Londra. Alcuni manifestanti hanno attaccato la Royal Bank Of Scotland. Un simbolo di una delle piu’ vistose e vergognose ingiustizie della crisi finanziaria in Gran Bretagna: il responsabile del tracollo della banca, salvata a suon di trilioni dai contribuenti, Sir Fred Goodwin, si e’ dimesso con una pensione di 16 milioni di sterline, pagata col denaro pubblico. Mentre milioni di contribuenti, e pensionati, perdono il lavoro e la pensione. La rabbia ha spaccato qualche vetrina. La polizia ha scelto di reprimerla con la violenza. Soprattutto con chi indossava un cappuccio nero. I manifestanti sono stati circondati, immobilizzati da cordoni di agenti anti sommossa, di fatto “sequestrati” per ore senza poter uscire dal luogo della manifestazione, di fronte alla Banca d’Inghiltera. E’ questa la strategia della Metropolitan Police. Indegna per molti, ma certo anni luce dalla violenza indiscriminata e dalle pistole della polizia italiana al G8 di Genova. Legale? I pareri sono contrastanti. La polizia usa una legge che permette di “chiudere’ un area se c’e’ una minaccia all’ordine pubblico. I manifestanti, rinchiusi per ore in uno spazio ristretto, senza poter avere accesso a servizi sanitari, “arrestati” di fatto in uno spazio pubblico, rivendicano il loro diritto alla protesta, e alla liberta’ di circolazione.
Ci sono stati violenti scontri. Ma solo una minoranza e’ stata coinvolta. Il peggio forse deve ancora venire. Come accade di solito quando cala la notte. Speriamo di no. perche’ rovinerebbe quella che e’ stata una protesta gioiosa, ironica e ispirata da un senso di ingiustizia e di rabbia che molta parte dell’opinione pubblica condivide. Uno dei responsabili della sicurezza di una banca stava tra i ragazzi scattando foto delle scene piu’ divertenti dei teatri di strada. Mi ha detto “le foto faranno divertire i miei figli, ma io sono d’accordo con la protesta, ella nostra banca hanno licenziato 20 impiegati del nostro servizio, mentre i dirigenti continuano a guadagnare miliardi”. Poco piu’ in la’, sigillata dai cordoni della polizia, e non comunicante, l’allegra e riuscitissima manifestazione degli ecologisti di “Climate Camp”. E’ la vera novita’. Sono i fratelli piu’ giovani dei ragazzi di Seattle del 1999. Dieci anni dopo, hanno imparato le lezioni, e gli errori dei movimenti della fine degli anni ‘90. Sono”non violenti”. Ma Efficacissimi. Superorganizzati, con volontari professionisti dei media, delle universita’, degli uffici legali, e tanto di “legal observers”, hanno messo in piedi , fulminei, un meraviglioso “sit in” con un centinaio di tende.
Accampati, con orchestre, altoparlanti, ristoranti organici e toilettes ecologiche, stanno paralizzando, per 24 ore, fino a domani 2 aprile, la City, il cuore finanziario di Londra e d’Europa. La leadership include ragazzi “middle class”, istruiti e politicamente astuti. Si sono accampati di fronte al palazzo dell’ European Climate Exchange on Bishopsgate, la sede del commercio diemissioni di carbonio. Vogliono ispirare ed educare: per loro il sistema della compravendita di emissioni e’ la strada sbagliata per affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici che sta trascinando il pianeta verso la distruzione. In quel palazzo si vendono e comprano gli inquinamenti. E’ come, ci diceva una attivista vendere e comprare “indulgenze”. Lei per prendere in giro il sistema ha creato un website satirico in cui secondo lo stesso schema, chi tradisce il coniuge, come chi inquina, puo’ comprare un buono da dare a chi resta fedele. Sono ragazzi giovani, che prendono sul serio la democrazia, nel momento in cui e’ diventata una illusione. Non si sentono rappresentati da nessuna forza politica. E pensano che la politica ha tradito il proprio dovere di rappresentare i veri interessi della maggioranza del popolo. Dato interessante, secondo me : sono riusciti a siglare un accordo con la polizia. A differenza della strategia repressiva mostrata poco piu’ in la’ con i manifestanti del G20, nel pacifico Climate Camp i cops interagivano con rispetto con i manifestanti verdi. Li ha difesi, alla vigilia, il partito liberaldemocratico. Ho l’impressione che i libdem verranno premiati alle prossime europeee. Questa demo e’ food for thoght, non solo per quelli che meditano su Gordon Brown…Non lontano , a Downing Street, arrivava Obama, nella prima visita in Europa del leader dei paesi industrializzati del mondo. Porta un capitale enorme di speranza con lui. Alla vigilia dell’incontro con i leader del G20, le 20 economie piu’ importanti del pianeta, oggi ha detto ‘ la politica deve accelerare il cambiamento. “Non sono venuto qui per insegnare ma per ascoltare” Ascolteranno i leader i ragazzi oggi scesi in piazza?
Annalia Piras inviata Espresso
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Ma.......

Violenti scontri nel centro di Londra durante una manifestazione contro il G20 che si svolgerà da oggi sulla crisi economica. È morto uno dei manifestanti anti G20. Lo ha reso noto la polizia, che però non ha ancora fornito dettagli sull'accaduto. L'uomo sarebbe morto per collasso cardiaco. In precedenza 23 persone sono state arrestate negli incidenti tra le forze dell'ordine e gruppi di manifestanti dei quattro cortei di Londra. Nella City, un piccolo gruppo, in gran parte a volto coperto, ha fatto irruzione nella sede della Royal Bank of Scotland, dopo che le finestre dell'entrata su Bartholomew Lane erano state infrante. Sono poi comparse scritte eloquenti sotto il logo della banca: “Ladri”.
Parzialmente nazionalizzata (e salvata così dalla bancarotta) dal governo, la Rbs è una delle banche più colpite dalla crisi nel Regno Unito. Non è la prima volta che i cittadini se la prendono con questo istituto. Qualche giorno fa un gruppetto di vandali ad Edimburgo aveva attaccato la dimora georgiana dell’ex amministratore delegato, sir Fred Goodwin. Gli agenti di Scotland Yard, non in assetto anti-sommossa, hanno caricato i manifestanti oltre che alla filiale della Royal Bank of Scotland nei pressi della Banca d'Inghilterra, anche a Cannon Street. Gli arresti sono scattati dopo che gli agenti hanno fermato un veicolo blindato parcheggiato in Bishopsgate, una via che si estende presso la stazione ferroviaria di Liverpool Street. Pare che il veicolo sia stato fermato dopo aver infranto le regole di viabilità stradale. Gli agenti hanno poi scoperto al suo interno delle divise false della polizia.

Il Comitato interministeriale di programmazione economica (il Cipe, praticamente un Consiglio dei ministri ristretto) ha stanziato in una riunione mattutina 17,8 miliardi di risorse per le infrastrutture. Ai 16,6 già programmati da tempo, si è aggiunto un miliardo per l'edilizia scolastica e 200 milioni per quella carceraria. Si finanzia il Ponte sullo stretto di Messina con 1,3 miliardi, che dovrebbero essere la prima tranche dei sei necessari a completare l'opera.
Una prima cosa va detta sullo stanziamento generale: si tratta di vedere, anzitutto, quanti di questi soldi siano disponibili veramente, e non costruiscano invece il gioco delle tre carte, per cui si ripetono sempre gli stessi numeri ma, in realtà, le risorse spendibili languono.
Ammesso che siano tutti vero, ammesso che i miliardi annunciati più volte siano effettivi, la scelta che fa il governo è una scelta del tutto in linea con quella che era l'impostazione del ministro dei Trasporti del precedente governo Berlusconi, Pietro Lunardi. Si finanziano grandi opere e si tralasciano le "piccole" e necessarie. Il simbolo di tutto questo è il Ponte sullo stretto di Messina. Quel miliardo e passa stanziato da subito, con i tempi che corrono, grida vendetta a dio. Sarebbe stato senz'altro più utile mettere da parte quei soldi per le persone in difficoltà.
Oppure, mantenendo i soldi nello stesso comparto, ci si sarebbe dovuti concentrare sulle opere che hanno l'opportunità e la necessità di partire immediatamente. Qualche esempio, dai casi più urgenti: basterebbero 300 milioni per mettere a disposizione dei pendolari, che in molti casi si recano al lavoro in condizioni di degrado, mille nuovi treni. Si tratta di una promessa tante volte ribadita ma mai realizzata. Ancora: gli interventi sulla rete infrastrutturale di sicurezza ambientale Le fognature e gli acquedotti, per intendersi. E' di ieri la notizia, lo ha fatto sapere l'Ispra, che è aumentato il rischio alluvioni nel nostro Paese, a causa dell'effetto combinato dei mutamenti climatici e dello stress indotto dalla continua cementificazione del territorio. Per non parlare delle tante strade che necessiterebbero di interventi di manutenzione. Non sono proposte o idee di un estremista. E' l'Associazione nazionale dei costruttori edili a chiedere risorse per le piccole opere diffuse, immediatamente cantierabili.
Della miopia del governo, o meglio, della sua confermata tendenza a muoversi per spot e annunci roboanti, è la scelta di continuare a puntare sul ponte sullo stretto. Ammesso che l'opera alla fine si realizzi, sarà dannosa, visto il delicato equilibrio ambientale di quel sistema. Ma pure volendo tralasciare questo aspetto, ci troviamo di fronte a qualcosa che non ha senso nemmeno dal punto di vista di una sensata politica dei trasporti. Si fanno piano per un'opera faraonica che collegherebbe due sistemi viari e ferroviari, il calabrese e il siciliano, che sono a dir poco fatiscenti. Un esempio: ci vogliono cinque ore per raggiungere, in treno, Palermo da Catania. Perché non intervenire prima su queste carenze, raddoppiando le linee?
Per non parlare dell'aspetto dei finanziamenti. Il miliardo e trecento milioni è una piccola parte dei sei necessari stimati per completare il Ponte, un'altra consistente porzione dovrebbe venire dai privati, dalle multinazionali. Ma in una situazione di grave crisi economica globale, dove la priorità delle grandi aziende e degli istituti dei crediti è diventata rimanere a galla, chi si avventurerebbe in un'impresa del genere?
Il Ponte sullo stretto è come il nucleare, è un manifesto ideologico. Anche in questo caso, per costruire le strombazzate quattro nuove centrali, servirebbero investimenti privati per venti miliardi di euro, che sarebbero le banche a dover anticipare. Quelle stesse banche che, in questo momento, chiedono sostegno ai governi per continuare a sostenere le piccole e medie imprese, dovrebbero finanziare un investimento di cui vedrebbero il ritorno, bene che va, tra quindici anni. Ci deve essere un motivo, del resto, se da trent'anni in Occidente non viene ordinata, eccetto la Finlandia, la costruzione di una nuova centrale nucleare.
Gli accordi tra Italia e Francia sono infatti una scatola vuota, permettono all'Enel di investire del denaro in Francia nel nucleare, e nello stesso tempo in Italia si prova ad approvare una legge che esproprierebbe enti locali e regioni dal parere obbligatorio per dare il via libera a ospitare i siti. Parallelamente, Berlusconi e Scajola fanno campagna elettorale in Sardegna promettendo che mai e poi mai sarà costruita là una centrale atomica. Eppure se c'è un luogo adatto - ferma restando la mia ferma contrarietà a riprendere in mano il dossier sul nucleare - alla rinascita del nucleare, questo è proprio la Sardegna, visti gli scarsi rischi sismici e l'elevata disponibilità di acqua. Ma si scarta a priori. Non è una contraddizione?
*Esecutivo nazionale associazione ecologisti democratici (Ecodem)
L’estrema destra vista dall’interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali, Lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale.
La destra radicale in Italia può raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governerà il Paese. Per questo viene sdoganata.
Nazi Rock racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.

L’esordio da documentarista di Claudio Lazzaro, Camicie Verdi – Bruciare il tricolore, uno spaccato del profondo ventre del popolo leghista, doveva essere il primo capitolo di una trilogia sulle nuove destre in Italia destinata a rimanere incompiuta. Dopo aver esplorato i movimenti neofascisti con Nazirock, l’ultimo episodio avrebbe dovuto riguardare Sua Emittenza in persona e il suo partito-azienda ma, come ha dichiarato lo stesso Lazzaro: “autorevoli consulenti mi hanno spiegato che la potenza di fuoco dei suoi studi legali, se facessi il film che ho in testa di fare, mi raderebbe al suolo e mi spedirebbe a vivere nei cartoni.” (da Ho il cuore Nero, a cura di M. Capello, nel cofanetto Dvd di Nazirock, Feltrinelli Real Cinema, Roma 2008)
Non è un caso che le prime immagini di Nazirock ci mostrino proprio lui, un Silvio Berlusconi raggiante sul palco di Piazza San Giovanni a Roma in un ritrovato patto d’acciaio accanto a esponenti neofascisti come Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. L’occasione è quella dell’imponente manifestazione del dicembre 2006 in cui, proprio in virtù dello spirito-guida del Cavaliere, le diverse e litigiose anime della destra si ricompattano con l’obiettivo di sfiancare il già debilitato governo Prodi.
C’è anche lo spezzone di Forza Nuova a quella manifestazione, tra i suoi militanti vediamo giovani bonehead (skinhead nazionalisti e razzisti per distinguerli dagli skinhead apolitici e dai redskins di sinistra) magari alla loro prima esperienza in corteo, sul volto l’aria da duri che nasconde il disorientamento per una dimensione pubblica a cui non sono abituati se si esclude quella del tifo organizzato. Sfoggiano il consueto armamentario di braccia tese, tatuaggi e croci runiche, mentre uno di loro, visibilmente impacciato, cerca di dare nerbo alla truppa scandendo al megafono alcuni slogan che si è appuntato su un block notes.
L’obiettivo dichiarato di Nazirock appare quello di segnalare il vulnus creato dagli effetti di 20 anni di brodo cultural-politico berlusconiano sulla democrazia in Italia.
La tesi proposta sembra essere la seguente: giovani proletari privi di adeguati strumenti culturali vengono abilmente strumentalizzati e istigati all’odio da un manipolo di leader senza scrupoli: ex latitanti dell’eversione nera, ex picchiatori fascisti, indagati per strage e attentati, negazionisti e fanatici razzisti. A sua volta Berlusconi ha bisogno del sostegno della destra estrema e xenofoba per poter consolidare la propria coalizione elettorale. Ne consegue che un filo stretto lega il giovane skin che nega l’olocausto con il capo della maggiore formazione politica italiana, oggi Pdl, partito che si definisce moderato e che si avvia in questi giorni a tornare per la terza volta alla guida del paese. Non soddisfatto di aver ottenuto il pieno di consensi intorno a un partito-virtuale grazie a uno schiacciante monopolio mediatico, incarnando una concezione plebiscitaria e aziendalistica della politica, Berlusconi non si farebbe insomma scrupolo di legittimare il neofascismo così come era già avvenuto nei confronti del secessionismo xenofobo di matrice leghista, sdoganando una cultura politica che era rimasta fino a quel momento sepolta nella cloaca della nostra recente storia democratica.
Dopo averceli mostrati alle manifestazioni di piazza, ordinatamente incordonati dietro i loro emblemi, nella seconda parte di Nazirock veniamo introdotti direttamente nel “campo d’azione” tenutosi a Marta (Vt) nell’autunno 2006, in una sorta di festa-raduno giovanile organizzato da Forza Nuova in cui per diversi giorni si sono alternati a dibattiti e incontri con rappresentanti dell’estrema destra europea, momenti ludici e concerti di rock “non conforme”, con tanto di merchandising a tema “nazional-rivoluzionario”: spillette, t-shirt, libri e cd.
Nel corso delle interviste raccolte da Lazzaro i giovani neofascisti espongono il loro pensiero su temi sensibili: la violenza come strumento politico, la questione dell’immigrazione, l’odio per i “compagni”, l’antisemitismo e la messa in discussione dell’olocausto. Alcuni di loro parlano soltanto per sentito dire: completamente digiuni di nozioni storiche rivelano competenze culturali quanto mai approssimative e una totale inadeguatezza di pensiero critico. Altri, i più preparati, hanno mandato a memoria i testi di riferimento del movimento revisionista internazionale e sciorinano cifre e dati per confutare quel che a dir loro sarebbe la più grande menzogna del secolo appena trascorso: lo sterminio sistematico di milioni di ebrei nei lager nazifascisti. Lazzaro porta avanti il contraddittorio solo fino a un certo punto. Preferisce lasciare modo a giovani militanti e leader consumati di esprimere opinioni e alle immagini di parlare da sole, intervenendo solo in fase di montaggio con misurate voice over, e delegando al materiale di repertorio - spezzoni di tg sullo stragismo nero degli anni ’70 e filmati dei campi di concentramento - il compito di confutare le affermazioni più demagogiche e clamorosamente false.
Sergio Ponzio
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Gli ebrei, solito bersaglio. Il camerata Nassib Wehbe della Falange libanese è un ospite di riguardo. Sui banchi che accompagnano le kermesse trova un posto d'onore 'Auschwitz, fine di una leggenda' di Carlo Mattogno. E Maurizio Rossi, edizioni AR, rivendica la necessità del revisionismo. Succede allora che un ragazzo da concerto finito dietro la telecamera, all'obiezione su Hitler e i campi di sterminio dica: "Ha fatto qualcosa di male però i numeri sono alzati". Alzati di quanto? "Boh". Tre milioni uccisi nei lager? "Meno meno". Meno quanto? "Facciamo uno, ecco un milione.
Gigi, Gigi e basta, leader dei Legittima offesa (nome del gruppo e nome della sua hit) usa il suo carisma per valutare la storia: "Il 70 per cento delle cose tramandate sono cazzate, del resto sono i vincitori che scrivono". Un ritornello scritto di suo pugno fa: "Professore scelgo io gli esempi da seguire, giornalista la tua penna stilo lo so io dove te la infilo... nel culo". Si commuove ricordando la fortuna, tra i camerati, del disco 'Onore e gloria' per Salò. I repubblichini sarebbero "eroi a livello mondiale se si fossero messi al servizio di qualunque altro regime".
Clips dal Documentario Nazirock di Claudio Lazzaro distribuito da Feltrinelli Real Cinema
E' un materiale girato (ma non non utilizzato al montaggio) per il film Nazirock, distribuito in DVD da Feltrinelli Real Cinema. Le immagini sono quelle della manifestazione della Casa delle Libertà, il 2 dicembre 2006, contro Prodi e la finanziaria