Sulla strada della conciliazione la signora Santanchè immagina burka con targa e rotelle e prodotti di rosticceria araba avvolti nelle pagine dei libri della Fallaci

11 settembre 2001 (11'09''01 - September 11)
L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Che poi a guardarli ogni sera nelle loro fatiche televisive ti accorgi che neanche se lo godono questo gruzzolo di fama, cotoni sartoriali, contratti, orologini, vacanze, carriera e altri piccoli privilegi. Parlo dei molti addetti alla difesa quotidiana del Cavaliere - Carlo Rossella, Maurizio Belpietro, Sandro Bondi, Paolino Bonaiuti, eccetera - tutti scudi umani senza più la lucentezza di un tempo. Sempre più tesi, più guardinghi, più rancorosi nelle loro pubbliche esibizioni. Appaiono ogni sera un po' più infelici della sera precedente per il giocattolo che ormai li ha intrappolati e che non li fa più divertire, gli toglie il sonno e la leggerezza di un tempo, quel bel tempo senza troppe minacce quando sventatamente salirono a cavallo di quegli ingranaggi luminosi del Biscione per godersi il vento di Arcore, quel profumo di gasolio e ricchezza sulla piazzola d’attesa del Gulfstream, area riservata ai voli privati di Linate, e la luce del mare a Villa La Certosa, tra i molti ospiti, specialmente giovani non ancora laureati e spensierati.
Andrebbe vista (e rivista) l’altra sera a Ballarò la reazione furiosa di Belpietro quando il segretario del Pd Dario Franceschini gli ha detto: “Sarebbe bene precisare che lei, gentile Belpietro, è un dipendente di Berlusconi…”.
Belpeitro, urlando: “Io non sono dipendente di nessuno!”.
Franceschini: “Be’ sì, di Berlusconi”
Belpietro: “Non è vero, non è vero…”. E aggiungeva: “Io dipendo solo dalla mia coscienza” generando applausi e ilarità in studio.
( in basso una velina seria)
Un paio di settimane prima la stessa scena l’aveva interpretata Carlo Rossella, costretto anche lui a difendere tutto quello che riguarda il Cavaliere: la minorenne, le candidature delle ragazze, la festa di Casoria e persino l’amicizia tra Berlusconi e il padre di Noemi, “un umile militate di Forza Italia, una persona semplice di quelle che piacciono al presidente”.
Perche il tragico (e anche il ridicolo) di questa perpetua fatica è quanto e come il precipitare delle circostanze allarghino i confini della difesa necessaria, non più solo giudiziara (le toghe rosse, il lodo Alfano, la condanna a Mills, la stampa nemica) ma anche privata, e privata fino al dettaglio, le donne, il sesso, l’esibizionismo, le battute, le barzellette, la moglie Veronica (Carlo Rossella: “La stimo moltissimo”), le festicciole, le intercettazioni, le molte versioni di quest’ultima storia sempre piu’ sdrucciolevole:
“Il presidente a Noemi l’ha vista solo tre volte”
“L’ha vista sempre in compagnia dei genitori”
“L’ha conosciuta da piccola”
“L’ha invitata a Capodanno ma insieme a altre sessanta o settanta persone”
“Il presidente era amico dei genitori”.
Finendo anche loro per inciampare nelle rotolanti bugie del capo. Di seguirne lo smottamento verso il basso. Con il pensiero fisso ormai di prevederne in tempo la caduta finale (quando sarà) per scansarsi dalla molta polvere e lucidare gli alibi. Pino Corrias
La funesta influenza del vecchio burlone (Financial Times, 26 maggio 2009)
Traduzione a cura di Italiadall'estero.info
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Negli spot elettorali che stanno infestando le reti televisive si spiega come votare alle prossime elezioni europee, dichiarando che "possono votare i cittadini italiani che hanno compiuto i 18 anni". E basta?
Gli spottoni furbacchioni dimenticano che il Trattato di Maastricht riconosce a tutti i cittadini comunitari il diritto di voto, attivo e passivo, nelle elezioni europee (e amministrative) nel paese in cui sono residenti, anche se cittadini di un altro stato. In pratica i cittadini di altri paesi dell'Unione non solo possono votare in Italia per le elezioni europee, ma anche essere candidati.
Perfino il Ministero dell'Interno e' stato costretto ad ammettere l'evidenza con una circolare che il buon Maroni avra' firmato ubriaco, sotto l'effetto allucinogeno di troppa "cassoeula", o dimenticando di leggere le clausole scritte in piccolo: "il principio che sottende la direttiva e' quello della ‘cittadinanza dell'Unione’, in un’ottica di integrazione europea" La circolare spiega chiaramente che per votare alle europee "i cittadini dell’Unione residenti in Italia devono presentare al sindaco del comune di residenza domanda di iscrizione nell’apposita lista aggiunta istituita presso lo stesso comune". E allora perche' negli spot si parla solo degli italiani?L'allarme sugli spot-bufala lanciato da Francesca Lacaita e Nicola Vallinoto del Movimento Federalista Europeo rischia di cadere nel vuoto, e moltissimi cittadini comunitari non italiani si convinceranno di non avere diritto al voto per colpa della disinformazione televisiva seminata da un governo ignorante e xenofobo.
Di fronte a tutto questo Mamma! lancia un appello alla mobilitazione popolare. Scrivete a tutti i vostri amici europei che vivono in italia, rompiamo la congiura del silenzio e diciamo a Romeni, Sloveni, Bulgari, alla gente della Guyana Francese, ai cittadini delle Azzorre e delle Canarie e tutti i cittadini europei che vivono in Italia: ribellatevi! Richiedete l'iscrizione alle liste elettorali! Mandate in tilt gli uffici comunali con una valanga di richieste, cosi' imparano!
Extraitaliani europei! E' il momento di far aumentare le percentuali degli altri partiti per rosicchiare alla Lega quel consenso che ormai nutre solo nelle valli padane dove non siete voi ad essere extracomunitari, ma sono loro ad essere extraeuropei. Ulisse Acquaviva
Il governo Berlusconi si accoda ancora una volta all’America nel tentativo di boicottare una conferenza dove si mettono in dubbio i comportamenti di alcuni Stati del Mondo tra cui Israele.
ROMA - Ancora poche ore di negoziato, ma i giochi ormai sembrano fatti. L'Italia, assieme agli Stati Uniti e ad altri paesi della Ue, non dovrebbe partecipare da lunedì alla conferenza Onu di Ginevra, la cosiddetta "Durban 2" dedicata al tema dei diritti umani. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha spiegato che, dopo le ultime revisioni della bozza di dichiarazione finale, nel testo rimangono affermazioni discriminatorie nei confronti di Israele che suggeriscono al governo italiano di non partecipare ai lavori finali. "Non ci sono oggi le condizioni per rimpegnarsi nel negoziato per la conferenza, quindi l'Italia mantiene l'atteggiamento di disimpegno dal negoziato che ha portato avanti finora, così come hanno fatto gli Usa", ha detto oggi Frattini in conferenza stampa.
Il ministro degli Esteri questa mattina ha avuto telefonate con i colleghi di Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia, Olanda e Danimarca a cui ha confermato i "dubbi dell'Italia innanzitutto in relazione al richiamo (nell'ultimo testo, ndr) alle conclusioni di Durban 1", la riunione Onu che si tenne nel 2001 nella città sudafricana. Durban 1 condannò esplicitamente Israele, quindi un richiamo a quel testo nei fatti equivale a una conferma della condanna.
Per Frattini rimangono inoltre le perplessità sul "rispetto della libertà di espressione, che non sembra sufficientemente garantito". Frattini adesso lavora ad una posizione comune di tutta la Ue: "Vorremmo una conferenza equilibrata, quindi continueremo a lavorare fino all'ultima ora con i colleghi europei". Secondo il ministro dei Diritti umani francese Rama Yade c'è tempo fino a questa sera perché la Ue raggiunga una posizione comune. "Fino al momento noi francesi e l'Unione europea non abbiamo ancora annunciato una posizione definitiva", ha dichiarato il ministro, "c'è tempo fino a venerdì sera". La Ue chiede che il conflitto medio - orientale non sia l'unico conflitto citato nella dichiarazione finale come esempio di contrasto internazionale in cui vengono violati i diritti umani, trasformando di fatto la Dichiarazione di Ginevra in un atto di accusa contro Israele. A Ginevra la settimana prossima ha annunciato il suo intervento anche il presidente iraniano Ahmadinejad; la delegazione iraniana contesta il fatto che l'Olocausto sia citato come esempio principale dei crimini del passato, ma vorrebbe che venisse affiancato a fenomeni come lo schiavismo, una richiesta che a sua volta la Ue ritiene inaccettabile.

Le aggressioni razziste (i bianchi in branco contro uno sporco negro: l'ultima l'altro giorno a Roma, lo "sporco negro" ha perso un occhio) valgono oramai una notizia a una colonna e non su tutti i giornali. Impressionante con quanta rapidità ci siamo assuefatti a un sottogenere particolarmente disgustoso della violenza. Nella sola Capitale gli episodi si contano oramai a decine, una casistica che giustificherebbe ampiamente il rango di “emergenza criminalità”, non fosse che la stessa emergenza è passata di moda. Ordinario quasi come gli scippi e le rapine, il pestaggio razzista ha forse lo svantaggio, e lo dico con sgomento, di essere avvertito con minore intensità a seconda di chi lo giudica. L'elemento aggravante (aggravante anche per la Costituzione, e per le leggi vigenti) viene visto da parte della pubblica opinione quasi come un’attenuante. Inevitabile insofferenza verso l'invasione degli stranieri. Manifestazione estrema, ma spiegabile, del disagio dei giovani indigeni che vedono i loro quartieri, i loro giardinetti, i loro localini espugnati da tribù rivali. Come se la formazione di ghenghe autoctone, e di pura razza ariana (Centocelle, si sa, è da sempre una tipica enclave ariana) fosse una reazione fisiologica e non, come è, una nuova pestilenza; Presto ci scapperanno i morti: sarà "emergenza" per due o tre giorni. Poi amen. (Michele Serra)
Frattini, se passa da qui, lasci un commento per cortesia.
Vince una capretta di peluche.
Iran: Delara Darabi a rischio di esecuzione imminente FIRMA APPELLO.
La democrazia è una illusione

Lo striscione che vacillava sotto la carica della polizia inglese a cavallo e’ l’immagine piu’ forte che porto a casa, appena rientrata dalle proteste contro il G20 nella City di Londra. Alcuni manifestanti hanno attaccato la Royal Bank Of Scotland. Un simbolo di una delle piu’ vistose e vergognose ingiustizie della crisi finanziaria in Gran Bretagna: il responsabile del tracollo della banca, salvata a suon di trilioni dai contribuenti, Sir Fred Goodwin, si e’ dimesso con una pensione di 16 milioni di sterline, pagata col denaro pubblico. Mentre milioni di contribuenti, e pensionati, perdono il lavoro e la pensione. La rabbia ha spaccato qualche vetrina. La polizia ha scelto di reprimerla con la violenza. Soprattutto con chi indossava un cappuccio nero. I manifestanti sono stati circondati, immobilizzati da cordoni di agenti anti sommossa, di fatto “sequestrati” per ore senza poter uscire dal luogo della manifestazione, di fronte alla Banca d’Inghiltera. E’ questa la strategia della Metropolitan Police. Indegna per molti, ma certo anni luce dalla violenza indiscriminata e dalle pistole della polizia italiana al G8 di Genova. Legale? I pareri sono contrastanti. La polizia usa una legge che permette di “chiudere’ un area se c’e’ una minaccia all’ordine pubblico. I manifestanti, rinchiusi per ore in uno spazio ristretto, senza poter avere accesso a servizi sanitari, “arrestati” di fatto in uno spazio pubblico, rivendicano il loro diritto alla protesta, e alla liberta’ di circolazione.
Ci sono stati violenti scontri. Ma solo una minoranza e’ stata coinvolta. Il peggio forse deve ancora venire. Come accade di solito quando cala la notte. Speriamo di no. perche’ rovinerebbe quella che e’ stata una protesta gioiosa, ironica e ispirata da un senso di ingiustizia e di rabbia che molta parte dell’opinione pubblica condivide. Uno dei responsabili della sicurezza di una banca stava tra i ragazzi scattando foto delle scene piu’ divertenti dei teatri di strada. Mi ha detto “le foto faranno divertire i miei figli, ma io sono d’accordo con la protesta, ella nostra banca hanno licenziato 20 impiegati del nostro servizio, mentre i dirigenti continuano a guadagnare miliardi”. Poco piu’ in la’, sigillata dai cordoni della polizia, e non comunicante, l’allegra e riuscitissima manifestazione degli ecologisti di “Climate Camp”. E’ la vera novita’. Sono i fratelli piu’ giovani dei ragazzi di Seattle del 1999. Dieci anni dopo, hanno imparato le lezioni, e gli errori dei movimenti della fine degli anni ‘90. Sono”non violenti”. Ma Efficacissimi. Superorganizzati, con volontari professionisti dei media, delle universita’, degli uffici legali, e tanto di “legal observers”, hanno messo in piedi , fulminei, un meraviglioso “sit in” con un centinaio di tende.
Accampati, con orchestre, altoparlanti, ristoranti organici e toilettes ecologiche, stanno paralizzando, per 24 ore, fino a domani 2 aprile, la City, il cuore finanziario di Londra e d’Europa. La leadership include ragazzi “middle class”, istruiti e politicamente astuti. Si sono accampati di fronte al palazzo dell’ European Climate Exchange on Bishopsgate, la sede del commercio diemissioni di carbonio. Vogliono ispirare ed educare: per loro il sistema della compravendita di emissioni e’ la strada sbagliata per affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici che sta trascinando il pianeta verso la distruzione. In quel palazzo si vendono e comprano gli inquinamenti. E’ come, ci diceva una attivista vendere e comprare “indulgenze”. Lei per prendere in giro il sistema ha creato un website satirico in cui secondo lo stesso schema, chi tradisce il coniuge, come chi inquina, puo’ comprare un buono da dare a chi resta fedele. Sono ragazzi giovani, che prendono sul serio la democrazia, nel momento in cui e’ diventata una illusione. Non si sentono rappresentati da nessuna forza politica. E pensano che la politica ha tradito il proprio dovere di rappresentare i veri interessi della maggioranza del popolo. Dato interessante, secondo me : sono riusciti a siglare un accordo con la polizia. A differenza della strategia repressiva mostrata poco piu’ in la’ con i manifestanti del G20, nel pacifico Climate Camp i cops interagivano con rispetto con i manifestanti verdi. Li ha difesi, alla vigilia, il partito liberaldemocratico. Ho l’impressione che i libdem verranno premiati alle prossime europeee. Questa demo e’ food for thoght, non solo per quelli che meditano su Gordon Brown…Non lontano , a Downing Street, arrivava Obama, nella prima visita in Europa del leader dei paesi industrializzati del mondo. Porta un capitale enorme di speranza con lui. Alla vigilia dell’incontro con i leader del G20, le 20 economie piu’ importanti del pianeta, oggi ha detto ‘ la politica deve accelerare il cambiamento. “Non sono venuto qui per insegnare ma per ascoltare” Ascolteranno i leader i ragazzi oggi scesi in piazza?
Annalia Piras inviata Espresso
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Ma.......

Violenti scontri nel centro di Londra durante una manifestazione contro il G20 che si svolgerà da oggi sulla crisi economica. È morto uno dei manifestanti anti G20. Lo ha reso noto la polizia, che però non ha ancora fornito dettagli sull'accaduto. L'uomo sarebbe morto per collasso cardiaco. In precedenza 23 persone sono state arrestate negli incidenti tra le forze dell'ordine e gruppi di manifestanti dei quattro cortei di Londra. Nella City, un piccolo gruppo, in gran parte a volto coperto, ha fatto irruzione nella sede della Royal Bank of Scotland, dopo che le finestre dell'entrata su Bartholomew Lane erano state infrante. Sono poi comparse scritte eloquenti sotto il logo della banca: “Ladri”.
Parzialmente nazionalizzata (e salvata così dalla bancarotta) dal governo, la Rbs è una delle banche più colpite dalla crisi nel Regno Unito. Non è la prima volta che i cittadini se la prendono con questo istituto. Qualche giorno fa un gruppetto di vandali ad Edimburgo aveva attaccato la dimora georgiana dell’ex amministratore delegato, sir Fred Goodwin. Gli agenti di Scotland Yard, non in assetto anti-sommossa, hanno caricato i manifestanti oltre che alla filiale della Royal Bank of Scotland nei pressi della Banca d'Inghilterra, anche a Cannon Street. Gli arresti sono scattati dopo che gli agenti hanno fermato un veicolo blindato parcheggiato in Bishopsgate, una via che si estende presso la stazione ferroviaria di Liverpool Street. Pare che il veicolo sia stato fermato dopo aver infranto le regole di viabilità stradale. Gli agenti hanno poi scoperto al suo interno delle divise false della polizia.