Sulla strada della conciliazione la signora Santanchè immagina burka con targa e rotelle e prodotti di rosticceria araba avvolti nelle pagine dei libri della Fallaci

11 settembre 2001 (11'09''01 - September 11)
L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Nel febbraio del 1978 uscì il numero 1 (in attesa di registrazione) della rivista satirica "Il Male", che per quattro anni descrisse l'Italia con allegra ferocia. Il '78 fu un anno di cupa violenza terroristica, che culminò con l'uccisione di Aldo Moro, ma anche l'ultimo anno di un decennio di straordinaria creatività culturale e sociale
Fu in quello stesso 1978, grazie a quel clima di libertà intellettuale, che furono approvate due delle leggi che ancora oggi fanno dell'Italia un paese civile: la legge 194 per la depenalizzazione dell'aborto e la legge 180 per la chiusura degli ospedali psichiatrici. "Il Male" raccolse l'eredità più creativa e corrosiva dei movimenti giovanili degli anni '70, per tentare di reagire all'ondata di normalizzazione che, tra brigatisti, piduisti, affaristi e faccendieri, si stava già gonfiando sull'orizzonte degli anni '80. Società, politica, religione, niente si salvò dagli sghignazzi velenosi, dalle invettive, dal sarcasmo rivelatore del "Male". Una satira densa di follia che ci fece scoprire, una volta di più, la pazzia e il nonsenso del mondo. Capimmo che non solo il re era nudo, ma lo erano anche tutti coloro che volevano prenderne il posto: politicanti cialtroni e rivoluzionari da bar; ministri mafiosi e terroristi mentecatti in un grottesco carnevale che, in modi diversi, continua tuttora. Con la differenza che oggi nessun "Male" sghignazza sulle deformità presenti, forse perché il grottesco lo abbiamo accettato come norma. Il gruppo che contribuì alla rivista comprendeva autori già affermati (come Pino Zac) ed altri conosciuti soltanto nell'ambito delle tante piccole grandi riviste autogestite che nacquero e morirono in quegli anni (Vincino, Pazienza, Karen, Angese, Perini, Mannelli...).
Lo stile dei testi e delle immagini era per forza di cose abbastanza eclettico, ma rivelava alcuni elementi comuni derivati da certi modi di comunicare tipici della cultura giovanile posteriore al '68. I tazebao, i murales, i volantini ciclostilati, le scritte sui muri, tutti questi mezzi e generi comunicativi confluirono nella grafica del "Male", producendo un giornale che visivamente poteva ricordare la bacheche di un'università, dense di annunci, biglietti, disegni, proclami, sullo sfondo di muri decorati da slogan e murales. I testi verbali si basavano spesso sui giochi di parole e sul paradosso verbale ("Tognazzi capo delle Brigate Rosse!"). I disegni, le vignette, le storie a fumetti avevano una grafica che talvolta imitava la sgangherata complessità del disegno infantile; talvolta si esibiva nel virtuosismo più raffinato del disegno al tratto. Dove parole e immagini interagivano, spesso si avevano fotografie e fotomontaggi con didascalie o fumetti del tutto paradossali, secondo la tecnica del détournement cara ai situazionisti francesi. Ancora a questi ultimi si ispiravano le false prime pagine di quotidiani che annunciavano eventi inverosimili: il contatto con gli alieni, l'annullamento dei mondiali di calcio appena conclusi in Argentina.
Insieme alle vignette, Il Male ebbe il merito di mettere a nudo anche i meccanismi che governavano il mondo dell'informazione con la serie delle famose prime pagine dei quotidiani "false" che rendevano verosimile, per i testi e i titoli che mimavano lo stile di scrittura di famosi giornalisti, i più iperbolici avvenimenti. "Lo Stato si è estinto" titolava
Non fu facile mandare avanti la rivista, tempestata da denunce, processi e sequestri, per cinque anni. Ma l'esperienza de Il Male non solo rivoluzionò il modo di fare satira in Italia, ma rese evidente il significato di un concetto, basilare per ogni democrazia, quale la libertà d'espressione. Un concetto cui non può essere messo alcun limite, pena la perdita di ogni suo valore.
Oggi, in tempi in cui si teorizza come non si debba fare satira sui temi della religione e della politica, l'esperienza de Il Male torna a mostrare più che mai la sua attualità.
Fonte Paolo Pettinari
Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male! Abbiamo una crisi, molti non hanno un lavoro e chi ce l'ha vive con la paura di perderlo. Il potere di acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo. I negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco. I teppisti scorrazzano per le strade e non c'è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l'aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo immangiabile. Stiamo seduti a guardare la tv mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale! Sappiamo che le cose vanno male, PIU' che male! E' la follia. E' come se tutto e dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: "Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere, lasciatemi il mio tostapane, la mia tv, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente, ma lasciatemi tranquillo!" Beh! Io non vi lascerò tranquilli! Io voglio che voi vi incazziate! Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore perché non saprei cosa dirvi di scrivere, io non so cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione, i russi e la violenza nelle strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi!! Dovete dire: "Sono un essere umano, porca puttana, la mia vita ha un valore!!" Quindi io voglio che ora voi vi alziate, voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie, voglio che vi alziate proprio adesso e andiate alla finestra e l'apriate e vi affacciate tutti e urliate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!!".
Dal film: "Quinto Potere" di Sidney Lumet
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Il vero potere è in mano ai cittadini. E' la massa che può far cambiare l'attuale stato delle cose. Ma prima di tutto la massa deve riuscire di nuovo a indignarsi .
Bisogna risvegliare la propria coscienza e capire che in quanto cittadini di uno Stato abbiamo il diritto ad una vita serena, abbiamo diritto di progettarci e costruirci un futuro. Diritti che ci vengono sempre di più negati. Bisogna capire che chiudere gli occhi davanti ai soprusi o addirittura accettarli è la strategia sbagliata. Pensare: "Tanto non cambierà mai niente" è fare il gioco che vogliono loro, è rinunciare ai valori, è rinunciare a combattere, è rinunciare a vivere.



Settantatre (73) risoluzioni dell'Onu di condanna a Israele
Nessun ispettore, Nessuna guerra per farle rispettare.

Gandhi sulla questione Palestinese
"Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il
mio parere sulla controversia tra arabi ed ebrei in Palestina e
sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non e' senza
esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto
spinosi."
Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato
in stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono
divenuti miei intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso
molte cose sulla multisecolare persecuzione di cui gli ebrei
sono stati oggetto.[.......].
Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi
alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio
nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione
viene invocata
sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche', come gli altri
popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria
del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere?
agli inglesi e
disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio' che
sta avvenendo oggi in Palestina non puo' esser giustificato da
nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore,
tranne quello conferito loro dall'ultima guerra.
Sarebbe chiaramente un crimine contro l'umanita' costringere gli
orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la
Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa
corretta e' di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei,
dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono
francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in
Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che
del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in
cui stabilirsi a loro piacimento?[...]
Sono convinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La
Palestina biblica non e' un'entita' geografica. Essa deve
trovarsi nei loro cuori. Ma messo anche che essi considerino la
terra di Palestina come loro patria, e' ingiusto entrare in essa
facendosi scudo dei fucili . Un'azione religiosa non puo'
essere compiuta con l'aiuto delle baionette e delle bombe (oltre tutto
altrui). Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso
degli arabi.[...]
Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei
che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per
resistere contro quella che giustamente considerano
un'aggressione del loro Paese. Ma in base ai
canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non
puo' essere detto niente contro la resistenza degli arabi di
fronte alle preponderanti forze avversarie."
PALESTINA Questo video potrebbe essere inadatto ai minorenni. . clikka