lunedì, 28 settembre 2009, ore 08:44

Sulla strada della conciliazione la signora Santanchè immagina burka con targa e rotelle e prodotti di rosticceria araba avvolti nelle pagine dei libri della Fallaci

burqa
La battaglia di Daniela Santanchè contro l'oscurantismo islamista è appena agli inizi.
I punti fondamentali della campagna politica sono tre: 1. Strappare il burqa alle donne; 2. Strappare la barba agli imam; 3. Strappare le palle a qualcuno; 4. Costringere l'intero harem dello sceicco Al-Quaraquak, detto l'Iracondo, a partecipare al Festival di Sanremo con la canzone 'Sesso a volontà'. Giudicato troppo cruento anche dallo staff della signora, formato da ex legionari, preti lefebvriani ed ex pugili della palestra Duce della Balduina, il programma è stato ripensato in chiave più conciliante.

Burqa In un dettagliato documento, Santanchè individua il vero punto dolente dell'indumento: in caso di lifiting facciale, non è possibile mostrare i risultati in pubblico. La comunità musulmana replica che il lifting rende impossibile l'identificazione delle donne soprattutto a volto scoperto, perché diventano tutte identiche a Sophia Loren da vecchia, anche se hanno diciotto anni. Tanto vale tenere il burqa. Si sta cercando un compromesso. Santanchè propone di incontrarsi a metà strada: un burqa all'occidentale, disegnato dai costumisti di Mediaset, con culo e tette di fuori, che faccia sentire le donne musulmane integrate nei nostri costumi.

Dialogo Sempre in segno di conciliazione, Santanchè si è recata in visita al venerabile imam Alì, detto il Purissimo, impugnando un enorme salame di Varzi. Su suggerimento del ministro Calderoli, la festosa delegazione governativa era accompagnata dalla Corale delle Osterie Padane che intonava il canto popolare 'Ma alle donne, caso strano, il salame piace sano'. L'imam Alì ha apprezzato lo spirito amichevole, ha fatto disinfestare il quartiere e subito dopo è svenuto. I colloqui sono stati rimandati.

Scambi culturali L'associazione Minareto, formata da anziani capi tribù appena arrivati da Pakistan e Afghanistan, è stata invitata da Santanchè ad assistere a 'X Factor'. Dopo essersi consultati, gli anziani hanno fatto una proposta alternativa: andare tutti a casa della Santanchè per celebrare nel suo salotto l'antico rituale della Battaglia delle Capre: montoni inferociti che si affrontano a cornate tra le urla della folla. Possibile compromesso: il rito tribale potrebbe svolgersi negli studi di 'X Factor' sostituendo alle capre i concorrenti. Ipotesi due, invitare tutti al Palio di Siena che gli antropologi considerano ideale per far sentire come a casa loro le comunità arcaiche di tutto il pianeta.
Polemiche ll circolo culturale Sorelle inflessibili, animato da anziane massaie fondamentaliste che indossano il famigerato burqa a casetta (un prefabbricato munito di tapparelle, angolo cottura e citofono) non ha gradito la proposta della Santanchè di destinare i loro burqa ai terremotati, con cerimonia in diretta a 'Porta a Porta'. Un buco nell'acqua anche la proposta governativa di dotare i burqa di rotelle e targa: la Motorizzazione civile, che sta ancora sbrigando pratiche di cambio di proprietà degli anni Settanta, non è in grado di provvedere in tempi utili all'immatricolazione dei burqa come ciclomotori.

Kebab Santanchè propone di regolamentare severamente la vendita e il consumo di kebab. Con una delle sue tipiche azioni dimostrative, ha fatto irruzione in una rosticceria araba di Lambrate avvolgendo il kebab nelle pagine più veementi dei libri di Oriana Fallaci. La clientela, divertita, le ha giudicate abbastanza croccanti, ma dal sapore molto discutibile. Il nuovo regolamento comunale prevede che il kebab, per rispettare e usanze gastronomiche e le norme igieniche lombarde, debba avere le uvette e i canditi come il panettone, essere impanato come le cotolette e servito insieme a un bicchiere di Baygon con funzioni di disinfettante.
Michele Serra satira preventiva
(24 settembre 2009)

clockclock
venerdì, 11 settembre 2009, ore 12:02

11 settembre 2001 (11'09''01 - September 11)

GB-Fr.-Bosnia-Eg.-Isr.-Giap. 2002
REGIA: Samirah Makhmalbaf, Claude Lelouch, Danis Tanovic, Idrissa Ouedraogo, Alejandro González Iñárritu, Ken Loach, Amos Gitai, Mira Nair, Youssef Chahine, Sean Penn, Shohei Imamura
ATTORI: Maryam Karimi, Emmanuelle Laborit, Jérôme Horry, Dzana Pinjo, Aleksandar Seksan, Tatjana Sojic, Vladimir Vega, Keren Mor, Liron Levo, Tomer Russo, Tanvi Azmi, Kapil Bawa, Nour Elsherif, Ahmed Seif Eldine, Ernest Borgnine, Tomorowo Taguchi
* Se si toglie la committenza francese e l'identica durata (11', 9'' e 1 fotogramma), nulla in apparenza lega gli 11 registi di nazionalità, culture, religioni diverse che hanno lavorato in modo autonomo, ignorando che cosa stessero facendo gli altri. Il risultato è quello di undici sguardi che destrutturano in modi radicalmente diversi l'attacco al World Trade Center, l'evento più documentato della storia mondiale. Soltanto 3 registi ricorrono alle immagini televisive: C. Lelouch, S. Penn e M. Nair; i primi due mettendole fuori campo, la terza in modo più convenzionale. In 4 episodi (D. Tanovic, I. Ouedraogo, S. Makhmalbaf, A. Gitai) la notizia arriva per radio. In altri 3 episodi l'attentato è tutto fuori campo, estendendo la riflessione dello spettatore al passato: K. Loach lo collega all'11-9-1973, al colpo di Stato cileno, appoggiato da Washington; Y. Chahine mescola onirismo e melodramma per dar fastidio agli integralisti islamici e a quelli yankee; S. Imamura, potente entomologo, fa un apologo sgradevole e terribile sulla guerra, rievocando quella dove, alla fine, gli americani furono i carnefici. Il messicano A.G. Iñarritu è il solo che – su uno schermo nero, attraversato dai lampi dei corpi che si gettano nel vuoto e dalla colonna sonora – affronta direttamente le Twin Towers. Sarebbe ingiusto liquidare il film come un manifesto ideologico: “La molteplicità di sguardi e, soprattutto, la sua ricchezza di rielaborazioni tematiche e stilistiche appaiono stimolanti di per sé ...” (Michele Marangi). È il caso più unico che raro di film a episodi in cui nessuno è sotto il decoro, e non pochi sono quelli di alto livello espressivo/emotivo. Ciascuno si faccia una personale classifica di gradimento.

L’11 Settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale, Allende e i suoi ministri consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della “Moneda” veniva bombardato: “Loro hanno la forza, potranno farci schiavi ma i progressi sociali non si arrestano né con il crimine, né con la forza, la storia è nostra ed è fatta dal popolo. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

 

clockclock
giovedì, 09 aprile 2009, ore 10:55

Nel febbraio del 1978 uscì il numero 1 (in attesa di registrazione) della rivista satirica "Il Male", che per quattro anni descrisse l'Italia con allegra ferocia. Il '78 fu un anno di cupa violenza terroristica, che culminò con l'uccisione di Aldo Moro, ma anche l'ultimo anno di un decennio di straordinaria creatività culturale e socialelo stato si è estinto

Fu in quello stesso 1978, grazie a quel clima di libertà intellettuale, che furono approvate due delle leggi che ancora oggi fanno dell'Italia un paese civile: la legge 194 per la depenalizzazione dell'aborto e la legge 180 per la chiusura degli ospedali psichiatrici. "Il Male" raccolse l'eredità più creativa e corrosiva dei movimenti giovanili degli anni '70, per tentare di reagire all'ondata di normalizzazione che, tra brigatisti, piduisti, affaristi e faccendieri, si stava già gonfiando sull'orizzonte degli anni '80. Società, politica, religione, niente si salvò dagli sghignazzi velenosi, dalle invettive, dal sarcasmo rivelatore del "Male". Una satira densa di follia che ci fece scoprire, una volta di più, la pazzia e il nonsenso del mondo. Capimmo che non solo il re era nudo, ma lo erano anche tutti coloro che volevano prenderne il posto: politicanti cialtroni e rivoluzionari da bar; ministri mafiosi e terroristi mentecatti in un grottesco carnevale che, in modi diversi, continua tuttora. Con la differenza che oggi nessun "Male" sghignazza sulle deformità presenti, forse perché il grottesco lo abbiamo accettato come norma. Il gruppo che contribuì alla rivista comprendeva autori già affermati (come Pino Zac) ed altri conosciuti soltanto nell'ambito delle tante piccole grandi riviste autogestite che nacquero e morirono in quegli anni (Vincino, Pazienza, Karen, Angese, Perini, Mannelli...). 1979-01-09-pazienza-esame-dams_jpgLo stile dei testi e delle immagini era per forza di cose abbastanza eclettico, ma rivelava alcuni elementi comuni derivati da certi modi di comunicare tipici della cultura giovanile posteriore al '68. I tazebao, i murales, i volantini ciclostilati, le scritte sui muri, tutti questi mezzi e generi comunicativi confluirono nella grafica del "Male", producendo un giornale che visivamente poteva ricordare la bacheche di un'università, dense di annunci, biglietti, disegni, proclami, sullo sfondo di muri decorati da slogan e murales. I testi verbali si basavano spesso sui giochi di parole e sul paradosso verbale ("Tognazzi capo delle Brigate Rosse!"). I disegni, le vignette, le storie a fumetti avevano una grafica che talvolta imitava la sgangherata complessità del disegno infantile; talvolta si esibiva nel virtuosismo più raffinato del disegno al tratto. Dove parole e immagini interagivano, spesso si avevano fotografie e fotomontaggi con didascalie o fumetti del tutto paradossali, secondo la tecnica del détournement cara ai situazionisti francesi. Ancora a questi ultimi si ispiravano le false prime pagine di quotidiani che annunciavano eventi inverosimili: il contatto con gli alieni, l'annullamento dei mondiali di calcio appena conclusi in Argentina.

Insieme alle vignette, Il Male ebbe il merito di mettere a nudo anche i meccanismi che governavano il mondo dell'informazione con la serie delle famose prime pagine dei quotidiani "false" che rendevano verosimile, per i testi e i titoli che mimavano lo stile di scrittura di famosi giornalisti, i più iperbolici avvenimenti. "Lo Stato si è estinto" titolava la Repubblica, "Annullati i mondiali" campeggiava sul Corriere dello sport e, il più famoso, quello di Paese Sera, "Ugo Tognazzi è il capo delle Br" (si racconta che Alberto Sordi, cui fu mostrata la pagina, esclamasse "l'ho sempre sospettato!").

Non fu facile mandare avanti la rivista, tempestata da denunce, processi e sequestri, per cinque anni.  Ma l'esperienza de Il Male non solo rivoluzionò il modo di fare satira in Italia, ma rese evidente il significato di un concetto, basilare per ogni democrazia, quale la libertà d'espressione. Un concetto cui non può essere messo alcun limite, pena la perdita di ogni suo valore.

 

Oggi, in tempi in cui si teorizza come non si debba fare satira sui temi della religione e della politica, l'esperienza de Il Male torna a mostrare più che mai la sua attualità.

Fonte Paolo Pettinari

clockclock
giovedì, 26 febbraio 2009, ore 10:35

Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male! Abbiamo una crisi, molti non hanno un lavoro e chi ce l'ha vive con la paura di perderlo. Il potere di acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo. I negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco. I teppisti scorrazzano per le strade e non c'è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l'aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo immangiabile. Stiamo seduti a guardare la tv mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale! Sappiamo che le cose vanno male, PIU' che male! E' la follia. E' come se tutto e dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: "Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere, lasciatemi il mio tostapane, la mia tv, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente, ma lasciatemi tranquillo!" Beh! Io non vi lascerò tranquilli! Io voglio che voi vi incazziate! Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore perché non saprei cosa dirvi di scrivere, io non so cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione, i russi e la violenza nelle strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi!! Dovete dire: "Sono un essere umano, porca puttana, la mia vita ha un valore!!" Quindi io voglio che ora voi vi alziate, voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie, voglio che vi alziate proprio adesso e andiate alla finestra e l'apriate e vi affacciate tutti e urliate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!!".

 

Dal film: "Quinto Potere" di Sidney Lumet

 

------------------------

 

Il vero potere è in mano ai cittadini. E' la massa che può far cambiare l'attuale stato delle cose. Ma prima di tutto la massa deve riuscire di nuovo a indignarsi .

Bisogna risvegliare la propria coscienza e capire che in quanto cittadini di uno Stato abbiamo il diritto ad una vita serena, abbiamo diritto di progettarci e costruirci un futuro. Diritti che ci vengono sempre di più negati. Bisogna capire che chiudere gli occhi davanti ai soprusi o addirittura accettarli è la strategia sbagliata. Pensare: "Tanto non cambierà mai niente" è fare il gioco che vogliono loro, è rinunciare ai valori, è rinunciare a combattere, è rinunciare a vivere.

 

clockclock
sabato, 10 gennaio 2009, ore 16:37

NAJI AL-ALI

 

nagi1

rocksflag0kh

Settantatre (73) risoluzioni dell'Onu di condanna a Israele

Nessun ispettore, Nessuna guerra per farle rispettare.

autoritratto6le

"La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio' che sta avvenendo oggi in Palestina non puo' esser giustificato da nessun principio morale. La cosa corretta e' di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un'ingiustificabile aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non puo' essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie."

M. K. Gandhi
barbedwire9wd 

Gandhi sulla questione Palestinese

"Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il

mio parere sulla controversia tra arabi ed ebrei in Palestina e

sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non e' senza

esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto

spinosi."

Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato

in stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono

divenuti miei intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso

molte cose sulla multisecolare persecuzione di cui gli ebrei

sono stati oggetto.[.......].

Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi

alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio

nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione

viene invocata la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno

sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche', come gli altri

popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria

del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere?

La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene

agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e

disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio' che

sta avvenendo oggi in Palestina non puo' esser giustificato da

nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore,

tranne quello conferito loro dall'ultima guerra.

 

Sarebbe chiaramente un crimine contro l'umanita' costringere gli

orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la

Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa

corretta e' di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei,

dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono

francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in

Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che

la Palestina, sono disposti ad essere cacciati dalle altre parti

del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in

cui stabilirsi a loro piacimento?[...]

 

Sono convinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La

Palestina biblica non e' un'entita' geografica. Essa deve

trovarsi nei loro cuori. Ma messo anche che essi considerino la

terra di Palestina come loro patria, e' ingiusto entrare in essa

facendosi scudo dei fucili . Un'azione religiosa non puo'

essere compiuta con l'aiuto delle baionette e delle bombe (oltre tutto

altrui). Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso

degli arabi.[...]

 

Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei

che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per

resistere contro quella che giustamente considerano

un'aggressione del loro Paese. Ma in base ai

canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non

puo' essere detto niente contro la resistenza degli arabi di

fronte alle preponderanti forze avversarie."

 

PALESTINA Questo video potrebbe essere inadatto ai minorenni. . clikka
--------------

Enzo Avitabile-Tutt'egual song e criatur

clockclock