son tornata....mi siete mancati!!
Un ringraziamento particolare a Marvi che ha curato ALLA GRANDE il piccolo spazio in questione;-))

Il Comitato interministeriale di programmazione economica (il Cipe, praticamente un Consiglio dei ministri ristretto) ha stanziato in una riunione mattutina 17,8 miliardi di risorse per le infrastrutture. Ai 16,6 già programmati da tempo, si è aggiunto un miliardo per l'edilizia scolastica e 200 milioni per quella carceraria. Si finanzia il Ponte sullo stretto di Messina con 1,3 miliardi, che dovrebbero essere la prima tranche dei sei necessari a completare l'opera.
Una prima cosa va detta sullo stanziamento generale: si tratta di vedere, anzitutto, quanti di questi soldi siano disponibili veramente, e non costruiscano invece il gioco delle tre carte, per cui si ripetono sempre gli stessi numeri ma, in realtà, le risorse spendibili languono.
Ammesso che siano tutti vero, ammesso che i miliardi annunciati più volte siano effettivi, la scelta che fa il governo è una scelta del tutto in linea con quella che era l'impostazione del ministro dei Trasporti del precedente governo Berlusconi, Pietro Lunardi. Si finanziano grandi opere e si tralasciano le "piccole" e necessarie. Il simbolo di tutto questo è il Ponte sullo stretto di Messina. Quel miliardo e passa stanziato da subito, con i tempi che corrono, grida vendetta a dio. Sarebbe stato senz'altro più utile mettere da parte quei soldi per le persone in difficoltà.
Oppure, mantenendo i soldi nello stesso comparto, ci si sarebbe dovuti concentrare sulle opere che hanno l'opportunità e la necessità di partire immediatamente. Qualche esempio, dai casi più urgenti: basterebbero 300 milioni per mettere a disposizione dei pendolari, che in molti casi si recano al lavoro in condizioni di degrado, mille nuovi treni. Si tratta di una promessa tante volte ribadita ma mai realizzata. Ancora: gli interventi sulla rete infrastrutturale di sicurezza ambientale Le fognature e gli acquedotti, per intendersi. E' di ieri la notizia, lo ha fatto sapere l'Ispra, che è aumentato il rischio alluvioni nel nostro Paese, a causa dell'effetto combinato dei mutamenti climatici e dello stress indotto dalla continua cementificazione del territorio. Per non parlare delle tante strade che necessiterebbero di interventi di manutenzione. Non sono proposte o idee di un estremista. E' l'Associazione nazionale dei costruttori edili a chiedere risorse per le piccole opere diffuse, immediatamente cantierabili.
Della miopia del governo, o meglio, della sua confermata tendenza a muoversi per spot e annunci roboanti, è la scelta di continuare a puntare sul ponte sullo stretto. Ammesso che l'opera alla fine si realizzi, sarà dannosa, visto il delicato equilibrio ambientale di quel sistema. Ma pure volendo tralasciare questo aspetto, ci troviamo di fronte a qualcosa che non ha senso nemmeno dal punto di vista di una sensata politica dei trasporti. Si fanno piano per un'opera faraonica che collegherebbe due sistemi viari e ferroviari, il calabrese e il siciliano, che sono a dir poco fatiscenti. Un esempio: ci vogliono cinque ore per raggiungere, in treno, Palermo da Catania. Perché non intervenire prima su queste carenze, raddoppiando le linee?
Per non parlare dell'aspetto dei finanziamenti. Il miliardo e trecento milioni è una piccola parte dei sei necessari stimati per completare il Ponte, un'altra consistente porzione dovrebbe venire dai privati, dalle multinazionali. Ma in una situazione di grave crisi economica globale, dove la priorità delle grandi aziende e degli istituti dei crediti è diventata rimanere a galla, chi si avventurerebbe in un'impresa del genere?
Il Ponte sullo stretto è come il nucleare, è un manifesto ideologico. Anche in questo caso, per costruire le strombazzate quattro nuove centrali, servirebbero investimenti privati per venti miliardi di euro, che sarebbero le banche a dover anticipare. Quelle stesse banche che, in questo momento, chiedono sostegno ai governi per continuare a sostenere le piccole e medie imprese, dovrebbero finanziare un investimento di cui vedrebbero il ritorno, bene che va, tra quindici anni. Ci deve essere un motivo, del resto, se da trent'anni in Occidente non viene ordinata, eccetto la Finlandia, la costruzione di una nuova centrale nucleare.
Gli accordi tra Italia e Francia sono infatti una scatola vuota, permettono all'Enel di investire del denaro in Francia nel nucleare, e nello stesso tempo in Italia si prova ad approvare una legge che esproprierebbe enti locali e regioni dal parere obbligatorio per dare il via libera a ospitare i siti. Parallelamente, Berlusconi e Scajola fanno campagna elettorale in Sardegna promettendo che mai e poi mai sarà costruita là una centrale atomica. Eppure se c'è un luogo adatto - ferma restando la mia ferma contrarietà a riprendere in mano il dossier sul nucleare - alla rinascita del nucleare, questo è proprio la Sardegna, visti gli scarsi rischi sismici e l'elevata disponibilità di acqua. Ma si scarta a priori. Non è una contraddizione?
*Esecutivo nazionale associazione ecologisti democratici (Ecodem)
La lotta alla forme di precariato, la difesa del potere d’acquisto delle famiglie, gli ammortizzatori sociali per disoccupati ed anziani, la scuola, la ricerca scientifica, l’evasione fiscale, la detassazione degli stipendi e delle tredicesime, il sostegno alle imprese messe in difficoltà dalla stretta creditizia a seguito alla crisi finanziaria mondiale. I tagli all'Istruzione e alla Ricerca.

Il calo dei consumi, della produzione, degli investimenti e del commercio estero sta determinando la crisi di molte imprese, un crescente e spaventoso aumento di lavoratori in cassa integrazione e una riduzione dell'occupazione. Il lavoro precario diventa disoccupazione. Le famiglie italiane ogni giorno che passa, vedono aggravarsi le proprie condizioni di vita. Per i giovani si delinea un arretramento dei propri diritti, delle condizioni di studio e della possibilità di trovare un posto di lavoro.
La crisi va affrontata con urgenza e con solide politiche pubbliche.
Solo scelte politiche miranti alla crescita della domanda interna e all'innovazione della produzione e dei servizi sarà in grado di far uscire l'Italia dalla crisi, affermando maggiore equità e diritti, e una modernizzazione basata sulla qualità sociale e ambientale dell'economia e delle infrastrutture.
Per questo c'è bisogno di una diversa politica e di un nuovo ruolo dello Stato che, superando i residui del neoliberismo, sostenga l'aumento dei salari, degli stipendi e delle pensioni con la detassazione del lavoro; intervenga urgentemente per l'aumento delle risorse per la cassa integrazione e per sostenere i redditi dei precari.
Il governo Berlusconi non è all'altezza della situazione. Ha preso misure economiche colpevolmente inadeguate e non ha seguito quello che hanno fatto la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna e la Germania.
È privo di una strategia di investimenti antirecessivi e non ha superato l'impostazione dei tagli allo stato sociale perché, essendo sordo ai bisogni sociali, non comprende l'importanza antirecessiva della ripresa della domanda interna . S'illude di poter fronteggiare la crisi aggravando le condizioni economiche e la sicurezza dei lavoratori, dividendo i sindacati, tentando di isolare la cgil, contrapponendo il nord col sud, i lavoratori italiani da quelli immigrati. E cercando di mettere a tacere l'opposizione anche colpendo la libertà d'informazione.
La politica del governo Berlusconi si propone di conservare ed aggravare le attuali disuguaglianze e gli attuali rapporti sociali che in questi anni sono stati caratterizzati da una perdita di reddito, di funzione sociale e di potere del lavoro e da uno spostamento della ricchezza verso le grandi rendite, la speculazione finanziaria, gli oligopoli privati in mercati protetti e l'evasione fiscale.
La gravità della crisi e l'inadeguatezza delle risposte del governo, hanno spinto la CGIL a proclamare lo sciopero generale al fine di sbloccare una situazione di stallo e per rilanciare politiche pubbliche per la difesa e l'aumento dei redditi del lavoro e delle famiglie, per maggiori risorse allo Stato sociale, per investimenti nelle infrastrutture e per il credito alle imprese.
Questo sciopero noi di "a Sinistra" lo sosteniamo, come abbiamo sostenuto nei mesi scorsi le lotte degli studenti, della scuola, dell'università, dei trasporti e del pubblico impiego, dei metalmeccanici.
Sciopero Cosenza 12 Dicembre 2008
regia (vergognosa)
Clock
Si comincia a respirare l’atmosfera natalizia, anche se manca più di un mese...State facendo anche voi il conto alla rovescia?
Natale ..Tempo di Strina.
"La strina"è una splendida usanza tipica del territorio calabrese riscoperta negli ultimi anni dalle compagnie popolari che la ripropongono nel periodo natalizio ad un pubblico nuovo offrendo il canto augurale non più ad una singola famiglia, bensi ad un vasto uditorio.
La "strina" rappresentava un tipico "canto dei questuanti". Di casa in casa i suonatori andavano a portare la "buona novella" della nascita di Cristo, ottenendo in pagamento ed in ringraziamento uova, formaggio, olio, vino e salumi. Canto d'augurio per la solennità del Natale e per il nuovo anno, veniva cantato all'uscio delle famiglie facoltose, almeno inizialmente poi, con le migliorate condizioni economiche delle popolazioni rurali della Calabria, questa tradizione è andata via via scomparendo quasi del tutto per tornare, come prima accennato, ai giorni nostri a cura di compagnie popolari che si dedicano alla riscoperta ed al mantenimento delle antiche tradizioni. Ai giorni nostri viene portata da gruppi di ragazzi ed amici in casa dei parenti stretti e degli amici intimi per augurare di trascorrere felicemente le festività e tanta fortuna per il nuovo anno.
Viene solitamente accompagnata dal suono dei "sazeri" conosciuti anche come "murtali" o meglio ancora conosciuti come "ammaccasali". Si tratta semplicemente dell'antico attrezzo in bronzo usato per "ammaccare" il sale. Spesso al suono di uno o più di questi strumenti si accompagna una chitarra, un mandolino, un tamburello ed una fisarmonica. Tutto dipende dal numero dei "cantori". La "strina" viene solitamente effettuata nel periodo che va dalla serata della celebrazione della festa della Immacolata Concezione (8 dicembre) alla serata dell'Epifania (6 gennaio). Esiste anche un altro periodo dell'anno durante il quale la "strina" viene portata (portata a qualcuno) ed è il periodo di Carnevale. Poichè detto periodo cade sempre nell'alto inverno questa particolare "strina" è detta "strina di i supprissate".
Il canto inizia augurando all'intera famiglia tante gioie e benedizioni per passare poi agli auguri singoli ad ogni componente del nucleo familiare che viene chiamato per nome e al quale nome si lega un particolare augurio in rima. Si passa poi alla richiesta dei doni "fammi la strina" che, come detto, un tempo consisteva in beni di consumo e che oggi si risolve nell'invito ad entrare nella casa alla quale si è augurata la fortuna per una buona bevuta in compagnia. Si può facilmente immaginare lo stato di ebbrezza dei "cantaturi" alla fine del giro. Un tempo, come detto, il giro era molto lungo ed articolato e destinato alla raccolta di cibarie, adesso, solitamente si visita una sola famiglia o al massimo una famiglia alla sera. La "strina" ha il senso della solidarietà e dell'ospitalità tipico della gente di Calabria.
La porta si apre sempre... ma se non si apre ?
In questa rara ipotesi i "cantaturi" si vendicano con stornelli sdegnati e pieni di profezie di disgrazie (sia pure di non grave portata) del tipo "Mienzu sta casa ci penna nu lazzu, quanno ti lavi ti vu spezzà nu vrazzu"...;-)))
Berlusconi insulta Pd e Veltroni
"E' la solita sinistra delle calunnie"

ROMA - "Non sono riuscito a vedere la manifestazione ma ho solo letto le dichiarazioni della Questura e davvero non posso che dire che quella di ieri in piazza e' la sinistra delle frottole, delle invettive e delle calunnie". Silvio Berlusconi torna ad alzare i toni dopo la manifestazione del Pd al Circo Massimo ("'E' stata
una dimostrazione democratica, ma sulle cifre sono state dette frottole").
E' senza freni il premier, che attacca Veltroni. "Ha perso e per cinque anni non c'è più niente da fare - dice Berlusconi - vada a riposarsi ci lascerebbe così lavorare meglio e con più profitto per gli italiani". E' un fiume in piena il Cavaliere. E a chi gli ricorda le parole del segretario del Pd ("il Paese è migliore della destra che lo governa), Berlusconi oppone un secco: "Non replico a queste insulsaggini".
Lontani anni luce gli spiragli, seppur timidissimi, di dialogo, Berlusconi può rammaricarsi : "Questa è l'opposizione che sfortunatamente ci troviamo e con la quale avremo il solito rapporto". Ovvero nessun rapporto. "Se vorranno unirsi a noi - ha aggiunto il premier - per votare i provvedimenti nell'interesse del Paese, sono i benvenuti". Lo stesso, aggiunge, se ci saranno "suggerimenti che consideriamo utili per il Paese". Ma, conclude, "finora abbiamo ricevuto solo critiche".
Berlusconi poi annuncia che è allo studio del governo un intervento "a favore delle retribuzioni", compatibilmente con ciò che "i conti pubblici renderanno possibile" aggiungendo che il fondo di sostegno per le piccole medie imprese, stimato dal ministro Scajola in 600 milioni di euro, potrebbe essere aumentato. Chiusura d'obbligo con il solito sondaggio che, stavolta, attesterebbe il gradimento del premier al 72%. Pari allo zero, invece, il gradimento che il premier assegna a Di Pietro: "E' un uomo malvagio".
calabrese doc